Cultura
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13/08/2008 20:19

Piero Guccione e il mare a Milano

di Redazione

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Nel mezzo di una Piazza Duomo scottata dal sole si trova un’oasi di freschezza all’ombra di Palazzo Reale. Se lì vi troverete davanti a sconfinate pianure marine appena increspate dal vento, sappiate però che non è un miraggio, siete solo finiti alla personale milanese di Piero Guccione.

UNA FINESTRA DA APRIRE – Adorato da Sgarbi (che ha ideato la mostra), l’artista siciliano si distingue per la strordinaria tecnica, base inattacabile della sua pittura grazie a quelle pennellate stese con delicatezza e perizia sulla tela. Di sé dice Guccione: “Le mie scelte sono dettate dall’istinto, senza alcun vincolo, se non il rigore della forma e dell’esecuzione”. Già, ma di quali scelte parla? Per esempio di quelle relative all’oggetto della sua arte, ovvero di luoghi e paesaggi, situazioni e oggetti comuni, come dimostra in 80 opere l’esposizione in corso a Milano (peraltro a ingresso gratuito) che testimonia l’intera carriera di Guccione. Si comincia dal ritratto di una finestra, appartenente al periodo romano  del pittore – quello in cui prendeva parte al gruppo Il Pro e Il Contro, quello in cui era assistente di Renato Guttuso all’Accademia d’Arte. Straordinaria la tecnica prospettica e la precisione del tratto: tutto invita a posare delicatamente la mano sulla maniglia e aprire la finestra. Cosa ci sarà oltre?

SCICLI, MILANO – Visitatori e artista lo scopriranno andando a Scicli. Non ci sono aerei da prendere, basta cambiare sala e lasciarsi prendere dai paesaggi del periodo “siciliano” di Guccione, che dal 1979 è tornato a lavorare nella sua città natìa. Mare, mare e ancora mare. Ecco cosa c’è fuori dalla finestra. La luce viene impiegata magistralmente dall’artista, che mischiandola ai colori ne fa uscire opere che inducono lo spettatore a cambiare stato d’animo. Non importa come stiate prima della mostra, durante e dopo sarete sereni. E non c’è bisogno di leggere i pannelli appesi a Palazzo Reale per rendersi conto che questa pittura ha molto a che vedere con il concetto di infinito, quello leopardiano. un infinito che non angoscia, anzi. Spiega l’artista: “Solo stupore, e uno sconfinato senso di meraviglia, di commozione per tanto e sublime ordine, oltre alla gratitudine profonda verso la vita che ci offre questo alto e silenzioso spettacolo”. Quello del mare, quello di Scicli, Sicilia, Milano, Palazzo Reale.

Roberta Gibillini