di Redazione
Le aziende siciliane hanno ancora voglia di assumere giovani per investire sulla modernizzazione del sistema, ma non trovano le competenze necessarie sul mercato del lavoro e sono costrette a formarle al proprio interno e a proprie spese. Ciò nonostante il sistema regionale della formazione assorba ogni anno milioni di euro per preparare circa 50 mila giovani.
E’ il risultato del sondaggio on line effettuato dai Giovani imprenditori di Confindustria Sicilia dal 27 ottobre al 12 novembre scorsi e illustrati oggi a Ragusa dal presidente regionale Giorgio Cappello nel corso della giornata “Orientagiovani” di Confindustria.
Hanno risposto al questionario 242 aziende di tutti i settori, con una media di 35 dipendenti.
Di queste, l’82,23% ha difficoltà a reperire i profili professionali necessari, pur avendo proceduto negli ultimi tre anni, nell’83,47% dei casi, ad avviare selezioni di personale; solo il 39,26% utilizza lo strumento dei tirocini formativi in azienda, il restante 60,74% non ha ricevuto richieste; solo il 26,45% ha potuto avvalersi di corsi gestiti da enti e società specializzate per formare il personale, il 73,55% non ha trovato rispondenza nell’offerta formativa proposta dagli enti; di conseguenza, il 91,74% delle imprese ha dovuto sostenere con proprie risorse il costo della formazione del personale all’interno dell’azienda e il 66,53% non ha mai utilizzato per questo scopo agevolazioni regionali, nazionali o comunitarie. E chi ha potuto farlo, solo nel 20,66% dei casi ha avuto erogate puntualmente le agevolazioni spettanti.
Il sondaggio si è occupato anche di analizzare i bisogni formativi delle imprese siciliane. E’ importantissimo inserire laureati per il 35,12% del campione, importante per il 47,93%; l’83,47% assumerebbe laureati, e in una scala da 1 a 5, il contributo dato dai laureati alla modernizzazione delle imprese vale 5 per il 36,36% e 4 per il 42,98%.
Questa la disponibilità ad ospitare tirocini per tipologia di laurea: ingegneria industriale e scienze delle economie 12,85%, scienze e tecniche informatiche 11,92%, ingegnera civile e ambientale 10,1%, scienze della comunicazione 6,88%, lingue e culture moderne 5,04%, scienze politiche e scienze giuridiche 4,13%, scienze chimiche 3,67%, scienze del turismo 3,22%, scienze biologiche 3,21%, scienze e tecnologie alimentari 2,75%, scienze e tecniche fisiche 2,3%, scienze matematiche 1,84%, architettura e scienze psicologiche 1,83%, scienze infermieristiche e medicina 0,92%, scienze e attività motorie 0,46%, lettere e scienze e tecnologie e zootecniche a pari merito 0,45%.
Nel caso, invece, di assunzioni, queste le figure professionali in atto necessarie: commerciale 32,64%, progettazione tecnica 31,82%, operai 29,75%, controllo di gestione 21,90%, informatica-programmatore 15,29%, amministrazione 14,05%, ingegneria-strutturale 12,40%, marketing-pubblicità e project management 10,33%, segreteria-servizi e ingegneria-chimica 8,68%, risorse umane 8,26%, logistica e sicurezza-vigilanza 7,44%, direzione-consulenza 4,96%, formazione e informatica-operatore meccanografico 4,55%, telemarketing-Crm 0,83%, affari legali 0,41%.
“La Sicilia è in forte ritardo sul fronte degli investimenti in ricerca e formazione – ha commentato Giorgio Cappello – che per le imprese rappresentano la chiave della competitività. C’è un eccesso di corsi di laurea privi di sbocchi professionali a fronte di una carenza di laureati in materie tecnico-scientifiche. Registriamo una forte distanza fra la programmazione regionale della formazione professionale e le reali esigenze di personale da assumere nelle aziende, nonché l’assenza o l’insufficienza di strumenti finanziari che incentivino i tirocini formativi, unico concreto percorso di accesso al mondo del lavoro al termine degli studi”.
“I Giovani imprenditori vogliono valorizzare la fondamentale risorsa professionale costituita dai giovani laureati e diplomati, molto spesso costretti a emigrare – ha concluso Cappello – . Occorre che il mondo universitario garantisca una preparazione finalizzata ad un’occupabilità sostenibile e che il sistema della formazione regionale non disperda risorse importanti nel finanziamento di corsi spesso inutili o non collegati al fabbisogno delle imprese. Da parte del sistema formativo siciliano nel suo complesso le imprese si attendono una nuova cultura del lavoro basata sui valori essenziali del merito e sulle opportunità per i nostri giovani ‘cervelli’ ”.
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