Cultura
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10/12/2008 14:52

In memoria di Piero Ammatuna, libraio

di Redazione

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Sto in ascolto, come al suono di voci lontane,

ma non c’é dintorno nulla, nessuno.

E voi deponete il suo corpo

In questa nera, buona terra.

Né granito, né salici

faranno ombra al suo cenere lieve,

soltanto i venti marini del golfo

giungeranno volando per piangerlo…

 

Komarovo,1958 (1)

 

 

Non avrei mai voluto scrivere questo pezzo, ricordare Piero così, con i versi struggenti e drammatici composti da Anna Achmatova in memoria di M.M. Zôšcenko. Lo faccio con le lacrime agli occhi ed il vuoto nel cuore che un amico caro, intelligente, sensibile e discreto inevitabilmente lascia quando la sua parabola terrena raggiunge il limite ultimo delle umane cose. Un presentimento ma anche un sospetto e, forse, un timore fondato, inconfessabile, furono i veri protagonisti del nostro ultimo incontro. Ritornavo da Madrid e, come spesso accadeva, c’incontrammo una mattina. Veniva dal suo calvario quotidiano. Mi aspettò come usava fare a volte. Per percorrere pochi metri insieme. Per confessare, a morsi, il suo eroico attaccamento alla vita. Lo trovai diverso, però. Così mi parve. Strano nell’aspetto. Stanco. Anche se gli occhi erano quelli di sempre come uguale, immutabile, era il sorriso buono. Fui intenzionalmente evasivo, reticente nel chiedere. M’informò invece subito della sua salute che sapeva starmi molto a cuore. Parlammo. Di tante cose. Emma, compagna sapiente e inseparabile della sua vita, discreta proseguì per la sua strada, lasciando che tra amici ci confidassimo con più libertà. Il suo racconto, questa volta, rimase sospeso, senza una conclusione necessaria. Alzò le spalle e mi guardò intensamente negli occhi come a volermi dire: “Sto lottando, sai?, non so se riuscirò a vincere”. “Vedrai che ce la farai…” conclusi io per lui. C’era un forte desiderio di speranza nelle mie parole. Ci salutammo. Lo guardai mentre si allontanava malinconico, consapevole delle sue battaglie. Un arrivederci che fu purtroppo un addio.

Voglio pensarti così, la mattina, caro Piero, ora che non potrò incontrarti più. Come quando chiacchieravamo di libri e di storie, di novità letterarie e di poesia. Voglio restituirti alla vita, a una vita nuova, con le umili parole del ricordo. Per l’amore di chi condivise il tuo destino, per l’affetto di quanti ebbero- io fra tanti- la fortuna d’incontrarti sulla loro strada. 

 

  

 

(1) 47 Poesie, Anna Achmatova, traduzione di Michele Colucci e Carlo Riccio, Giulio Einaudi editore Spa, Torino, 1966,1992

 

Un Uomo Libero

 

 Le testimonianze di cordoglio subito dopo la morte