Attualità
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20/12/2008 16:57

Scicli, il quartiere di San Bartolomeo vuol rinascere

di Redazione

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Il presepe di Piedigrotta è il primo segnale della volontà di rinascere del quartiere.

San Bartolomeo è uno dei quartieri popolari e storici di Scicli. “Ci dividevamo in Sammartulumiari, Cavaluori e Chiafurari” –racconta Giovanni Pisani, imprenditore nato nel rione del centro storico di Scicli, con attività disseminate nel fiorentino- Oggi stiamo costituendo l’associazione Chiafura per mettere insieme le antiche anime del quartiere: quelli che abitavano nel tratto compreso tra la chiesa di San Bartolomeo e quella del Collegio, i più poveri, che abitavano nella cava retrostante, e i Chiafurari, gli aggrottati, i più poveri di tutti”. C’era una sorta di razzismo strisciante negli anni Cinquanta e Sessanta tra i vari livelli sociali degli abitanti di San Bartolomeo, un gioco a chi era meno a Sud degli altri.

“Oggi il quartiere ha bisogno di essere rivitalizzato, vissuto, di vedere intrecciati gli antichi rapporti sociali, di solidarietà e di vicinato –prosegue Pisani-. Per questo motivo stiamo promuovendo alcune iniziative. La prima è la realizzazione del un allestimento dentro la chiesetta rupestre di Piedigrotta, chiesa consacrata e di cui ha cura la famiglia Verdirame”. Una volta l’anno dentro questa antica e inusuale chiesa si celebra messa, e una coppia di recente ha deciso di festeggiare lì il proprio venticinquesimo di matrimonio.

“Siamo una decina di persone, tra residenti, che qui siamo nati negli anni Quaranta e Cinquanta, e turisti che hanno comprato casa. Due giovani francesi stano realizzando un albergo, alcuni modenesi un bed and breakfast. Dopo l’ingabbiamento della chiesa di San Bartolomeo per il restauro sentiamo il bisogno di riappropriarci i uno spazio di socialità, di confronto”. E così, a fianco della chiesa implacata spunta un albero di Natale, realizzato dagli abitanti del quartiere, mentre la chiesa di Piedigrotta si propone come meta di pellegrinaggio per un presepe realizzato con materiali naturali. “Da qui a qualche anno le grotte di Chiafura saranno rifunzionalizzate diventando un museo all’aperto, e noi vogliamo farci trovare pronti all’appuntamento, sperando in un innesto tra sciclitani, fra indigeni, e turisti che scelgono di vivere qui, in un connubio e in un equilibrio inedito anche con gli extracomunitari che qui hanno trovato casa”. Già, perché San Bartolomeo è densamente popolato anche da tunisini e albanesi. E si propone ora come laboratorio sperimentale di un nuovo modello di società aperta. Dove tornano a vivere gli sciclitani sfollati dalle grotte nel 1959, insieme a extracomunitari e a turisti incantati dalla vallata che si innesta nella cava.

“Purtroppo, non mancano episodi di diffidenza e di ostruzionismo (un esempio per tutti quello cui sono andati incontro gli imprenditori francesi ostacolati nel loro investimento da alcuni locali) ma dobbiamo andare oltre, e creare i presupposti per rilanciare il quartiere, renderlo cuore pulsante della città”. Una città che ha bisogno di un nuovo risveglio.