di Redazione
Scheda sull’opera di Büchner:
Nel periodo del romanticismo tedesco ci furono anche autori in Germania che si interessarono ai problemi sociali e politici, tra i quali spiccano Heinrich Heine e, appunto, Georg Büchner. Il suo dramma „Woyzeck“ (1836) rappresenta un momento cruciale nella storia del teatro tedesco sia formalmente che come contenuto. Dal punto di vista formale anticipa il dramma espressionistico con i suoi spezzoni drammatici, senza l’aristotelica unità di luogo, tempo e azione, e con un linguaggio che può definirsi frantumato. E’ anche notevole che i personaggi dei ceti alti (dottore, maggiore) parlano il tedesco alto, mentre i protagonisti appartenenti ai ceti bassi frammezzano espressioni dialettali e silenzi impotenti. Dal punto di vista del contenuto riprende il tema del triangolo amoroso, rifacendosi a un uxoricidio per gelosia realmente avvenuto. Di dramma sociale si può parlare perché si nota incomprensione tra le due classi che viene rappresentata come la classe borghese (il dottore) che sfrutta la classe proletaria (il semplice soldato Woyzeck) facendo sperimenti “scientifici” sulla sua pelle (il dottore utilizza il soldato per un esperimento scientifico). Con tutto ciò, ammonisce il Woyzeck moralmente perché convive con la ragazza e il suo bambino senza essere sposato. Anche la follia di Woyzeck oscilla tra continue premonizioni, allucinazioni forse a causa dello sperimento (il dottore fa mangiare solo piselli al povero Woyzeck) forse a causa della gelosia (Marie è l’unico tesoro che ha) forse a causa dell’esistente squilibrio sociale. Dramma sociale dunque che trasporta su un piano di disuguaglianze sociali anche la follia del suo protagonista.
Note dell’autore Guglielmo Manenti:
La modernità del testo
“Il dramma ottocentesco di Büchner sembra anticipare lo spirito moderno dell’espressionismo nei suoi toni nella sua disperazione, ora drammatica ora grottesca, ma anche l’impegno sociale di un Brecht.
Tecnicamente il mio lavoro è un montaggio di ripresa mutuato da spunti di tipo teatrale, fatto di luci spettrali ma anche da inquadrature e suggestioni cinematografiche, sopratutto del omonimo film di Werner Herzog (1978).
Immagini che mischiano suggestioni mutuate dal fumetto, dalla grafica classica quale quella del rinascimento tedesco (Schongauer, Dürer, e Grünewald), ma anche dai tanti Totentanz (le danze della morte medioevali), accostati a riferimenti fotografici a guerre medio orientali odierne, foto di volti scavati dai campi di guerra.
L’operazione grafica può dirsi postmoderna in quanto il nostro tempo mischia costantemente immagini e informazioni che arrivano da tempi e mondi tra loro lontani, creando nei percorsi di ognuno di noi accostamenti, che diventano il nostro strano rapportarci alla storia.
Questa serie è nata dalla collaborazione con il centro culturale tedesco Bruno Herding di Catania. Infatti nel 2003 queste tavole sono state esposte nella sua sede. Si tratta di un omaggio al mondo tedesco. Alcune di queste illustrazioni sono state ospitate dalla pagine della rivista “Miteinander/ Insieme” (Milano) e Belletristik (Berlin).
Vorrei dedicare questa mostra alla memoria di Franco Belgiorno”.
Nella foto, una caricatura di Franco Battiato, di Guglielmo Manenti
© Riproduzione riservata