La decisione è legata “alla situazione di sicurezza nella regione”
di Redazione


Ragusa – Ci sono molti dipendenti ragusani e siracusani tra i dipendenti Eni rimpatriati dopo l’attacco Usa all’Iran.
Le compagnie petrolifere straniere nell’Iraq meridionale hanno “evacuato” parte del loro personale straniero. Lo fanno sapere le autorità, specificando tuttavia che le loro attività non sono state interessate. Nel dettaglio, la Basra Oil Company, l’ente statale che sovrintende alle operazioni petrolifere nella provincia di Bassora, ha citato il colosso britannico Bp, l’italiana Eni e la francese Total nella sua dichiarazione. I trasferimenti stanno avvenendo “a causa della situazione di sicurezza nella regione”, ha dichiarato all’Afp un funzionario del settore che è voluto rimanere anonimo.
Non solo i colossi dell’energia. Anche le istituzioni stanno lasciando l’Iraq o riducendo il personale delle forze armate schierato da quelle parti perché considerato un obiettivo sensibile dopo l’attacco americano all’Iran. Per esempio, i cinquanta carabinieri del Mobile training team (Mtt) di stanza a Baghdad hanno lasciato la capitale irachena: direzione Kuwait. Nello specifico la base aerea di Ali Al Salem, dove finora operava principalmente l’Aeronautica militare.
La mossa è stata spiegata formalmente da fonti del ministero della Difesa come una “rimodulazione”, dettata da “esigenze di maggiore operatività”. Non è una smobilitazione del contingente, è stato riferito, perché il numero di militari nella regione resta a quota 1.100 unità. Ma in questa fase il governo preferisce dislocarli prevalentemente su suolo kuwaitiano, considerato più sicuro. Secondo fonti governative di primo piano, l’esecutivo sta riducendo il numero di militari in Iraq come tutela per le nostre forze armate presenti nella regione.
© Riproduzione riservata