di Giuseppe Savà


Scicli – Due volte Premier italiano, per cinque anni Presidente della Commissione Europea, il professor Romano Prodi è stato per la quarta volta in vacanza a Scicli nei primi giorni di luglio.
“Amo Scicli, amo salire alla chiesa di San Matteo”, dice sottovoce mentre prende una granita al mandarino di Ciaculli in via Mormina Penna. L’iPhone telefono squilla e la suoneria è la Nona sinfonia di Ludwig van Beethoven, meglio conosciuto come “Inno alla Gioia”.
Parla di “Università Mediterranee”, “se mi invitate a Scicli in autunno vengo volentieri a parlare di questo”.
Professore, cosa sono le “Università Mediterranee”?
“Università miste, paritarie ed eguali operanti nella stessa misura e con gli stessi strumenti nella costa del Nord e nella costa del Sud del mare. Non filiali delle nostre università, ma università ciascuna con un campus a Sud e uno a Nord.
Solo per fare un esempio: una sede condivisa a Bari e Tobruk, a Napoli e Tunisi, a Atene e Cairo, a Barcellona e Rabat e così via. Una grande rete di università che coinvolga direttamente, da parte europea, Italia, Francia, Spagna, Grecia, Portogallo, Malta, Cipro e i paesi dell’Adriatico. Legata ad una rete altrettanto significativa di paesi del Sud.
Un’iniziativa grande, seria, impegnativa che, in ogni ateneo, coinvolga obbligatoriamente lo stesso numero di professori del Nord e del Sud, lo stesso numero di studenti del Nord e del Sud e, per ogni studente, identici anni di studio a Nord e a Sud.
E, per evitare possibili problematiche di carattere politico, ideologico o religioso, si dovrà iniziare la prima fase del progetto con studi di ingegneria, matematica, fisica, medicina, agraria, economia e altre discipline delle diverse facoltà scientifiche. Seguiranno poi anche le facoltà umanistiche.
Quando, nello spazio di dieci-quindici anni, più di cinquecentomila ragazzi avranno studiato e vissuto insieme, la pace e lo sviluppo del Mediterraneo saranno un obiettivo concretamente raggiungibile.
Già vent’anni fa portai questo progetto in Commissione Europea senza potere fare alcun passo in avanti per l’indifferenza dell’Europa settentrionale, ma oggi, in conseguenza delle drammatiche vicende di Siria e Libia e delle crisi ricorrenti in tutta la sponda Sud, anche i paesi del Nord Europa hanno finalmente capito quanto la loro sicurezza dipenda dalla stabilizzazione del Mare Nostrum e si rendono conto che questa grande collaborazione universitaria è forse l’unico strumento che non porta tensione o paura nelle opinioni pubbliche nazionali”.
E l’Italia che ruolo ha?
“Perché il progetto abbia efficacia, deve essere evidentemente gestito e finanziato a livello europeo, ma l’interesse maggiore, e quindi l’iniziativa politica, non può che essere italiana. Non solo siamo l’unico grande paese al centro del Mediterraneo, ma è sempre più evidente che il futuro del Mezzogiorno dipende dalla realtà che abbiamo al di là del mare. Se, di fronte al nostro Mezzogiorno, continueranno a esservi paesi con economie fondate solo sulle fonti di energia e sul turismo, perderemmo importanti occasioni di sviluppo per tutte le nostre regioni meridionali.
Un gran numero di sindaci di entrambe le sponde del Mediterraneo, radunati in un recente convegno a Firenze, ha accolto con condiviso entusiasmo questa proposta, auspicando che essa si possa presto trasformare in progetto.
Penso che l’Italia debba accogliere quest’auspicio, approfondendo gli aspetti tecnici e finanziari della proposta in un prossimo colloquio con tutti i paesi europei interessati, ma coinvolgendo fin dall’inizio i paesi della sponda Sud”.
Per questo voglio tornare a parlarne a Scicli.
© Riproduzione riservata