Santa Croce Camerina – Quanto è ancora dubbio è il nome dell’inventore. Quello che invece è certa è la micidiale efficacia del metodo che abbiamo visto utilizzare da due giovanissimi pescatori.
Kevin Massari e Andrea Abruzzese, undicenni ragusani in vacanza balneare nella frazione santacrocese di Casuzze, sostengono di avere imparato il metodo ad inizio stagione, osservando un loro coetaneo di Santa Croce. Il sistema è, in pratica, quello antico delle nasse. Solo che il materiale utilizzato è il più moderno. In sintesi: Kevin e Andrea hanno prima ripulito (dopo aver sbafato) una vaschetta da un chilo di gelato artigianale. Poi ne hanno bucato il coperchio per circa cinque centimetri. E questa è la novella nassa dei giovani pescatori. La nassa in plastica viene appesantita, per poter stare al fondo, con sabbia e una pietra. L’esca è molto semplicemente pane. Pane vecchio e raffermo, se si vuole. Ma Andra e Kevin hanno raffinato la loro tecnica ed utilizza il pane finemente grattugiato che hanno comprato al supermercato.
Cambia poco, in effetti. La tecnica consiste nel sistemare la nassa in mezzo metro d’acqua della piccola scogliera davanti la Piazzetta di Casuzze, tradizionale zona di pesca per quanti vanno sottacqua con maschera e boccaglio e per quanti lanciano col mulinello. Messa in acqua la nassa, Kevin e Andra si armano di pazienza. Ma – a dirla tutta – ce ne vuole pochissima, perché in un paio di minuti la nassa in plastica fa uscire parte del contenuto e sono decine e decine gli avannotti di cefalo che vi si affollanno attorno. E c’è sempre quello che vuole mangiare di più, alla fonte. Entrato nella nassa non ha scampo: Andrea o Kevin corrono a tappare colla mano il buco nel coperchio. Risultato: dopo tre quarti d’ora di pesca assidua il secchiello conteneva cinquanta avannotti di quattro centimetri ciascuno.
I due amici stanno accumulando avannotti nel frigo di casa perché vogliono concludere la stagione estiva con una grigliata di cefali, quelli che in dialetto sono i mulietti.
E i loro genitori li lasceranno fare, consapevoli che è meglio far mangiare loro l’insipida carne del cefalo che spiegare come quegli stessi avannotti, se mantenuti vivi (e non è difficile) potrebbero essere l’ideale “esca viva” per tutti i pescatori del vicino Circolo Nautico che praticano la pesca a traina (ma con percentuali di riuscita molto, molto inferiore alla artigianale nassa costruita dai due amici).
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