Passata inosservata
di Saro Distefano
Ragusa – Destino singolare quello della mostra “In nome della legalità”. Organizzata dalla Soprintendenza di Ragusa presso il Palazzo Zacco di via San Vito a Ragusa, la mostra ha avuto la fortuna e la sfortuna di essere stata inaugurata in piena campagna elettorale. Fortuna perché questo ha significato – almeno al momento della inaugurazione – una folla mai vista in occasioni simili. E la sfortuna è stata l’aver approfittato, ma vale solo per alcuni candidati a sindaco, dell’evento per fare facile propaganda.
Tutto questo ha significato un enorme ritorno in termini di notizie sulla stampa locale, ma nel contempo, e ci dispiace, un sorvolo veloce sulle caratteristiche dell’evento, che sono del tutto singolari e di livello notevolissimo. Noi che cronisti siamo stati (forse), sappiamo quanto vale essere “sulla” notizia, sempre. Ma adesso che l’età e l’esperienza ci permettono di delegare ad altri giovani colleghi l’incombenza di inseguire la notizia, ci permettiamo il lusso di tornare “nella” notizia, e visitare con calma e serenità, in assoluto silenzio e semi-solitudine le sale del palazzo barocco che fu Melfi e poi Zacco e adesso è di tutti noi. In quelle sale abbiamo ammirato, perché di ammirazione si tratta, ancor prima che i reperti, il lavoro delle forze dell’ordine che li hanno recuperati e della Soprintendenza di Ragusa che li ha “lavorati” e infine esposti.
Al bando la finta modestia: di musei e mostre temporanee di archeologia ne ho visitati centinaia – in Italia e in Europa – e posso dirmi un appassionato oltre che profondo conoscitore dell’ambiente archeologico ibleo, e posseggo esperienza più che sufficiente per poter serenamente dichiarare che quella di Palazzo Zacco è mostra di livello elevatissimo, che avrebbe ben figurato anche a Palazzo Grassi in Venezia o al Nazionale di Roma.
E siccome di questi tempi pare necessario fare sempre e comunque i conti col vile denaro, allora posso altrettanto serenamente dichiarare che eventi di questo tipo richiamano in tanti, indigeni e foresti, e così facciamo contenti quelli che antepongono il dare-avere a tutto. E però rimaniamo della nostra opinione: la cultura, anzi, la Cultura, con quanto ne deriva in termini sociali ed etici, e poi anche economici, fa solo e soltanto bene, anzi benissimo alla nostra comunità. Le più sincere congratulazioni a Forze dell’Ordine e Soprintendenza di Ragusa, con la convinta speranza che quella di Palazzo Zacco non rimanga evento unico nel genere (anche perché di reperti artistici ed archeologici trafugati ne rimangono ancora tanti nelle mani di ladri e tombaroli).
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