Attualità
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06/05/2011 20:11

A Palermo è vietato pregare per i gay

"Ci vietano anche di pregare"

di Redazione

Gay
Gay

 Il Comitato Palermo pride esprime rammarico e sconcerto per il divieto
dell’arcivescovo di Palermo Romeo, indirizzato alla parrocchia di
Santa Lucia, di ospitare la veglia di preghiera per le vittime
dell’omofobia, organizzata sin dal 2007 da Ali d’Aquila, gruppo di
cristiani omosessuali palermitani, ed inclusa quest’anno negli eventi
del Palermo pride 2011.
Rivendichiamo con forza il diritto di pregare, insieme a quello di
difendere e reclamare diritti e protezione giuridica per le vittime
della violenza omofobica, che ogni anno, in tutto il mondo, uccide o
perseguita migliaia di persone LGBT.
Invitiamo tutti i credenti di ogni confessione a partecipare alla
veglia di preghiera che avrà ugualmente luogo il 12 maggio in un luogo
ancora da stabilire, e tutte le persone di buona volontà, in qualunque
cosa credano o non credano, a partecipare alla parata del pride del 21
maggio ed agli altri eventi del pride.
Ci chiediamo per quali ragioni cristiane la Curia di Palermo intenda
proibire ai suoi fedeli una veglia di preghiera promossa da diverse
comunità religiose, per ricordare le vittime di omofobia.
 Ci chiediamo perché la Chiesa cattolica continui ad  assumere un
atteggiamento di non dialogo e di chiusura verso gli omosessuali
credenti, anche in occasione di  una giornata come quella mondiale
contro l’omofobia.
La posizione della Curia ci addolora ma purtroppo non ci stupisce. Il
documento cui ci si richiama per negare l’uso della chiesa per lo
svolgimento della veglia – la  Lettera ai vescovi della chiesa
cattolica sulla cura pastorale delle persone omossessuali dell’1
ottobre 1986, firmata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, e che
prevede “la cura pastorale” degli omosessuali, con l’assistenza di
medici e psicologi –  è lo stesso in cui al punto 10  si legge che
quando l’omosessualità è accettata come buona e normale non ci deve
sorprendere se poi altri comportamenti irrazionali e violenti come
quelli contro le persone omosessuali aumentano.
Una posizione che – di fatto – mette ambiguamente sullo stesso piano
le vittime e i carnefici dell’omofobia: tutti egualmente soggetti
moralmente disordinati.
Per fortuna la posizione delle gerarchie ecclesiastiche è molto
diversa da quella dei singoli cattolici o di alcuni preti.