Attualità
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20/11/2012 14:00

Addio a Don Giuannino

L’uomo della calia

di Alessia Cataudella

Don Giuannino
Don Giuannino

Santa Croce – Per i bimbi era un appuntamento fisso. Il sabato sera, dopo una giaculatoria e la recita del “Paternoster”, il rito, immancabile, si consumava all’uscita dalla chiesa. La magia degli odori catturava i piccoli. Ma neppure i grandi ne rimanevano indifferenti. E così ad un pezzo di torrone non si poteva mai dir di no. Gli aromi che si diffondevano nell’aria, la fragranza di un gusto che non passava mai di moda, il conetto di carta con “calia e simenta”, lo spizzicare tutti assieme prima di cena, mentre sul sagrato sciamavano tutti verso casa, ad accendere le radio e la tv per gustare i programmi della prima serata. Ha segnato un’epoca “Don Giuanninu”, così come tutti lo chiamavano.
Giovanni Brugaletta, per tutti “u caliaru”, si è spento all’età di 85 anni. E per Santa Croce ha sempre rappresentato un’icona. La sua presenza, in ogni festa religiosa, in ogni momento sacrale, in ogni serata tra le più calde della stagione estiva a Casuzze così come nelle altre frazioni della costa, era un segnale rassicurante. Significava che tutti i tasselli del mosaico erano sistemati al posto giusto. A bordo della sua Lambretta, dagli anni Sessanta fino a quando le forze lo hanno retto, “u caliaru” ha reso più sopportabile, con le sue leccornie, la vita di generazioni e generazioni di santacrocesi. Le tre figlie e una pletora di nipoti e pronipoti, sedici in tutto, lo ricordano oggi come una figura storica. Così come la sua amata moglie, compagna fedele di una vita.
“Non sono soltanto i grandi personaggi a fare la storia – dicono – ma anche le persone umili che, però, puntellano la loro vita di azioni buone e di un’attività lavorativa che non conosce sosta”. E così ha fatto “Don Giuanninu” che aveva una parola dolce per tutti. Sia che in autunno ci si recasse dalle sue parti per assaggiare le caldarroste, sia che in primavera si preferisse passare il tempo con i “calacausi”, ovvero le arachidi. Qualità distintive che lo hanno reso un personaggio, una figura emblematica, di quelle che lasciano il segno e che difficilmente, anche per l’evoluzione dei tempi, avranno degli emuli. Giovanni Brugaletta ha portato avanti la propria attività con grande dignità. Non ha mai ceduto agli stenti. Era sicuro che quella era la cosa che più gli piacesse fare. Fino a che la tempra glielo ha consentito, infatti, “Don Giuanninu” ha continuato ad esercitare la professione, dimostrando di avere per quell’antico mestiere una passione senza eguali. E del resto una festa non era una festa se, dopo la processione appresso al santo, prima dello spettacolo pirotecnico di mezzanotte, non si passava un poco il tempo a sgranocchiare la “simenta” oppure a masticare la “calia” con il caratteristico scrocchio. Un personaggio dei tempi andati, un emblema di un certo modo di vivere dagli anni Sessanta ad oggi. Una figura che a Santa Croce mancherà.

 

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