Cronaca
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13/08/2011 01:27

Affaire sabbia iblea, c’è l’inchiesta di Finanza e magistratura

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Sapore di sale

di Daniela Citino

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Ragusa – La Procura della Repubblica ha aperto una inchiesta sull’affaire sabbia. Le indagini sono state affidate alla Guardia di finanza. Nei luoghi degli Iblei, scrigno di tesori d’arte e natura, si scava, nelle sue viscere e nelle sue profondità, di terra quanto di mare. Nel Val di Noto, patrimonio dell’Unesco, non si contano i tentativi di perforazione di chi andando a caccia di idrocarburi e di giacimenti energetici ha fiutato fortissimo l’odore del “business”.
Tentativi rimasti tali grazie all’energica, vibrante protesta del territorio che si è ritrovato unito in nome di una battaglia, che non è solo ambientalista. Ora c’è chi avrebbe fiutato odore di business nelle profondità del mare blu degli Iblei “scavando” i suoi fondali e portandosi via la sabbia, ovviamente non prima di averla pagata. Tutto secondo legem.
E così sul tavolo della provincia di Ragusa sono arrivate le richieste di concessioni e di autorizzazioni per la realizzazione di cave sottomarine che potrebbero interessare l’intera costa ragusana. Il “no secco”, recentemente ribadito dalla IV commissione regionale a Legambiente incontrando il 3 agosto i circoli di Vittoria, Modica e Ragusa che, insieme ai rappresentanti istituzionali, chiedevano di fugare qualunque dubbio, ha rasserenato le acque. Ma, forse, solo in apparenza.
Così la Procura della Repubblica di Ragusa ha aperto un’inchiesta, affidando le indagini alla Guardia di finanza, con il presupposto di capire cosa bolle realmente nella pentola dell'”affaire” delle cave sottomarine.
E’ solo sabbia che serve per il ripascimento dei nostri stessi fondali. Come più volte è stato sostenuto dall’assessore provinciale Territorio e ambiente, Salvo Mallia, che, giorni fa, ha messo le mani avanti, da una parte, rassicurando che nemmeno un granello di sabbia sarebbe stato portato via qualora dovessero esserci eventuali danni per l’ambiente marino della costa ragusana e che in ogni caso la concertazione territoriale con il coinvolgimento attivo di tutti i soggetti interessati sarebbe stata la strada maestra da percorrere.
Intanto il fascicolo di indagine che sarebbe stato aperto potrebbe aiutare a fare luce sull’interna vicenda rassicurando ulteriormente gli animi di chi teme fortemente per l’equilibrio marino della costa iblea. «La formazione delle spiagge iblee, così importanti per l’ambiente ed il turismo, si basano su un delicato equilibrio” avevano stigmatizzato i circoli ambientalisti motivando la richiesta di audizione all’Ars. Sul caso delle “cave sottomarine” si era interessato anche il vice presidente della commissione antimafia Fabio Granata che non aveva esitato a mettere in allarme il ministro Prestigiacomo preoccupato dell’ennesimo saccheggio ai danni di un territorio unico in tutto il mondo. “Attacchi al territorio – aveva stigmatizzato Granata – che devono essere immediatamente bloccati poiché in assoluto contrasto con il modello di sviluppo previsto dal Distretto turistico”.

 

La Sicilia

 

 

 

 

L’on. Ammatuna sulla richiesta di concessione per l’estrazione di sabbia e ghiaia dal fondale marino antistante la costa iblea: “l’intervento della Guardia di Finanza contribuirà a fugare qualsiasi dubbio”.

 

“Apprendo da notizie di stampa che la Guardia di Finanza ha deciso di approfondire tutti i risvolti della vicenda legata alla richiesta di concessione, avanzata da una impresa privata, di prelevare sabbia e ghiaia dai fondali dello specchio di mare antistante la provincia di Ragusa. Intendo esprimere il mio apprezzamento alle Fiamme Gialle, sempre attente a monitorare gli interventi che potrebbero arrecare danno all’ecosistema marino e del territorio in generale. Spero che in questo modo potranno essere chiariti i dubbi che persistono sull’iniziativa. Dubbi che avevo a suo tempo sollevato all’Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente,  supportati da una indagine condotta dal CNR, secondo la quale l’esplorazione effettuata nel sottofondo marino per uno spessore di circa 30 metri di sedimento, ha evidenziato “l’assoluta assenza di sabbie relitte e  che risulta comunque probabile la presenza di spessori minori di sabbie a profondità generalmente non inferiori ai 20 metri di sedimento”. Mi chiedevo, quindi, quale è la ratio perché una società privata, che mira giustamente ad ottenere profitto dalle sue iniziative, chiede di estrarre sabbia e ghiaia in un fondo marino dove queste ultime non sono presenti?  Ho in seguito presieduto i lavori di una seduta della IV Commissione legislativa all’Ars, convocata per affrontare l’argomento, nel corso della quale  il Direttore Generale dell’Assessorato Regionale del Territorio e dell’Ambiente è stato molto chiaro: dopo aver studiato approfonditamente gli studi prodotti, risultava improbabile il rilascio della concessione richiesta.  Ho già annunciato, nel corso dell’audizione in IV Commissione, che rimarrò vigile sull’argomento e fra un paio di mesi ritornerò a monitorare la vicenda per evitare qualsiasi cambiamento di direzione nelle decisioni dell’Assessorato Regionale del Territorio e dell’Ambiente, l’organo deputato ad esprimere l’ultima parola sulla questione. Adesso l’intervento della Guardia di Finanza contribuirà a fugare qualsiasi dubbio”.