La macelleria di guerra
di Redazione
Francofonte – E’ rimasta chiusa nel proprio dolore la famiglia Ville, barricata nell’appartamento di contrada Sant’Antonio a Francofonte fino a poco prima di partire per Roma per accogliere il feretro di Sebastiano avvolto del Tricolore.
Da quando è stata ufficializzata la notizia della morte di Sebastiano, 27 anni, nell’attentato di Farah in Afghanistan, i genitori e i fratelli dell’alpino sono rimasti in casa, assistiti dalla psicologa, il sottotenente militare Claudia Marino del Reggimento Lancieri di Aosta. Nella casa della famiglia Vince è stato un continuo via vai di amici, parenti, conoscenti, autorità civili, militari e religiose, e anche di privati cittadini che hanno voluto porgere le proprie condoglianze. Ieri mattina anche la squadra della Leonzio, dove gioca Graziano, fratello minore di Sebastiano, ha fatto visita alla famiglia.
Nel pomeriggio la formazione lentinese ha affrontato la gara di campionato con il lutto al braccio. Ieri sera, alle 19,10, la famiglia Ville è partita da Catania per raggiungere Roma dove era attesa la bara del proprio ragazzo. I familiari sono partiti accompagnati dalla psicologa dell’esercito che assisterà i genitori e i fratelli di Sebastiano anche nei prossimi giorni. L’arrivo in Italia delle salme dei quattro alpini italiani rimasti uccisi a Farah è previsto per questa mattina. I funerali solenni dovrebbero svolgersi a Roma domani. A rappresentare la comunità francofontese sarà presente nella capitale il sindaco di Francofonte Giuseppe Castania.
Secondo le previsioni, dopo i funerali a Roma, in vista del rientro della salma di Sebastiano, a Francofonte sarà allestita una camera ardente in Piazza Garibaldi.
E’ probabile che per l’occasione sarà riaperto al pubblico il palazzo municipale per accogliere il feretro prima del suo trasferimento nella Chiesa madre dove le esequie saranno officiate dall’arcivescovo di Siracusa, monsignor Salvatore Pappalardo, insieme con il cappellano militare don Salvatore Cunsolo e padre Gaetano Giuliano, parroco della chiesa frequentata dalla famiglia Ville, e gli altri sacerdoti di Francofonte. Intanto, il dolore della famiglia si mischia alla rabbia di molti giovani coetanei di Sebastiano che, piangendo l’amico di infanzia, urlano tutto il loro disagio nei confronti di un territorio, quello meridionale, dove a causa delle difficoltà per trovare lavoro i giovani devono partire, lasciare i loro affetti più cari e a volte anche rischiare la vita per arrivare a un’occupazione certa.
«Siamo davanti a un paradosso – dice in lacrime un amico di Sebastiano -: per vivere devi rischiare di morire. L’attaccamento alla Patria c’è, ma c’è anche la necessità di tentare la carriera militare spinti dalla volontà di trovare un lavoro stabile e sentirsi realizzato». Gli amici più stretti lo ricordano commossi. «Per me Sebastiano era un fratello – spiega Giovanni -. Ci conoscevamo da quando avevamo 4 anni. Tutto ciò che ho fatto nella mia vita, l’ho fatto con lui. Era un ragazzo di compagnia. Gli piaceva vestire bene, fare bella figura».
«Quando penso a Damiano (era il nome con cui lo chiamavano gli amici ndr) – racconta Salvatore – mi tornano in mente tutte le vacanze insieme, le serate, il divertimento. Era un ragazzo con una grande voglia di vivere. Era attaccato alla sua città e tornava ogni volta che poteva. Gli mancavano gli amici, gli affetti. Quando tornava, partecipava con piacere alle feste che venivano organizzate dalla comitiva». E ancora sottolinea un altro amico: «Ricordiamo come se fosse ieri la festa per il compleanno di Salvo, un amico comune, la scorsa estate: eravamo tutti insieme per festeggiare, cantare e divertirci. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che quei momenti avrebbero fatto parte dei nostri ultimi ricordi insieme. Non si può accettare la scomparsa di un ragazzo di soli 27 anni che avrebbe dovuto avere ancora tutta una vita davanti».
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