Attualità
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22/10/2015 17:55

Aids: in Italia 150mila malati, ma 1 su 3 non lo sa

di Redazione

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Barcellona, 22 ott. Avere l’Aids ma non saperlo, e condurre una vita (anche sessuale) normale per sei, sette o otto anni prima della diagnosi. Succede a decine di migliaia di malati in Italia: si stima infatti che le persone con Hiv nel nostro Paese siano circa 130150mila, ma solo 94mila sono attualmente in terapia. Gli altri, ossia uno su tre, non sanno ancora di essere malati, per colpa dell’assenza di screening adeguati, di diagnosi precoce, di un calo di attenzione dei malati ma anche dei medici. E’ quanto sottolinea Carlo Federico Perno, ordinario di virologia all’Universita’di Roma Tor Vergata, durante il congresso europeo sull’Aids in corso a Barcellona. ‘Purtroppo le diagnosi di Aids sono molto tardive spiega l’esperto e si arriva a diagnosticare la malattia tra i 5 e gli 8 anni dopo l’infezione. Perche’ l’Hiv e’ un virus subdolo, crea infezione dopo 68 settimane dal contagio, ma la patologia non viene quasi mai riconosciuta per quello che e’. Herpes, candidosi, perdita di peso: il medico di base prescrive antivirali e manda a casa il paziente. Solo il 5 per cento dei malati viene diagnosticato in questa fase. Poi da infezione si fa malattia, e passano anni prima che esploda e faccia stare davvero male. Allora si diagnostica, ma puo’ essere troppo tardi’. Basti pensare, spiega Perno, ‘che da noi arrivano pazienti con 3 o 4 CD4, alcuni anche con zero, quando la soglia normale e’ 1.000, e con l’Aids se ne perdono 100 all’anno. Quando vengono da noi in questi casi c’e’ ben poco da fare’. La battaglia da fare oggi, dunque, e’ piu’ sociale che clinica: ‘I farmaci che abbiamo funzionano spiega Perno e il 90 per cento dei pazienti trattati ha una carica virale non rilevabile. Certo ci sono gli effetti collaterali, c’e’ la presenza di patologie correlate come diabete, osteoporosi, tumori, ma con i farmaci riusciamo a tenere la malattia sotto controllo, e nuovi prodotti come l’E/C/F/TAF, una monopillola in fase di studio, hanno a parita’ di efficacia meno tossicita’. Ma il problema vero e’ riuscire a diagnosticare in tempo queste persone, ed e’ cruciale diffondere il messaggio che oggi terapie per l’Aids ci sono, ma la malattia non e’ sconfitta affatto, e in un Paese come l’Italia con 4mila nuove infezioni ogni anno non si puo’ neanche dire che l’epidemia sia sotto controllo. Servirebbe una politica di prevenzione adeguata, che non c’e’: non a caso tutte le malattie a trasmissione sessuale sono in aumento’. . .