Attualità
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17/01/2011 00:08

Alberghi di lusso, in mano all’Acqua Marcia di Francesco Caltagirone

L'handling di Fontanarossa in cessione, ma non i porti turistici

di Redazione

Catania – L’Acqua pia antica marcia dell’ingegnere Francesco Bellavista Caltagirone è alle prese con un piano di riassetto e di rilancio: tra le ipotesi vendere il suo «tesoro alberghiero» in Sicilia, il Molino Stucky di Venezia e le sue attività negli aeroporti italiani, compreso l’handling di Catania Fontanarossa, Linate, Fiumicino. Questo perché deve oltre 900 milioni di euro a 16 banche italiane (819 milioni a medio lungo termine e 140 a breve). Ma questo debito è a fronte di un valore degli assett stimato in più di 2 miliardi, per cui le banche creditrici parlano solo di «influenza stagionale». Insomma, non ci sono in vista problemi di rientro. Nemmeno nessuna vendita dei porti turistici siciliani, quelli del progetto al porto di Catania, del porto grande di Siracusa e del progettato porticciolo da 600 barche a Portopalo.
La società spiega che la decisione di vendere è dovuta al fatto che all’improvviso la Vegagest, che si era impegnata ad acquistare un grande immobile in piazza Navigatori a Roma non ha versato 95 milioni, dopo averne dati 25, contestando «il ritardo nell’ultimazione degli immobili e delle opere di urbanizzazione». E in questo periodo di crisi, venendo a mancare 95 milioni cash, Acqua marcia ha deciso di dismettere alcuni asset affidando un piano di ristrutturazione triennale alla consulente Rothschild e chiedendo alle banche una moratoria di sei mesi per gli interessi e i capitali.
Secondo fonti dell’Acqua Marcia potrebbe bastare la vendita del Molino Stucky di Venezia (che ha un valore intorno ai 400 milioni) e quella delle attività di handling negli aeroporti per evitare la cessione degli alberghi siciliani «che vanno molto bene e a cui l’ingegnere tiene molto: soltanto se un grande player internazionale capace di valorizzare ulteriormente le strutture alberghiere facesse un’offerta congrua si potrebbe prendere in considerazione».
Gli alberghi siciliani di Acqua Marcia sono sei: i cinque dell’ex Sgas (Società grandi alberghi siciliani), e cioè il San Domenico di Taormina, gli Excelsior di Palermo e di Catania, Villa Igiea e le Palme di Palermo, oltre al Des Etranger di Siracusa. Questi alberghi, autentici gioielli dell’hotelleria siciliana, mantengono ancora un trend elevato (il San Domenico è in fase di ristrutturazione) e Acqua Marcia farà di tutto per non cederli.
Quanto ai porti turistici non è prevista alcuna vendita. Tra l’altro, come dicevamo, quello al porto di Catania è ancora in progettazione, così come quello di Portopalo, e i lavori in quello di Siracusa sono ancora bloccati per via del problema dei cassoni “comunali” da togliere di cui si discute molto in città.
Quello dell’ingegnere Francesco Caltagirone Bellavista, imprenditore di livello internazionale, è un «impero» formato da attività immobiliari, alberghiere, portuali e aeroportuali con molti e prestigiosi insediamenti in Sicilia. L’entità del debito verso le banche potrebbe impressionare, ma il portafoglio di Acqua Marcia e abbondantemente fornito. Si tratta di una ristrutturazione della holding. E se proprio si dovessero cedere gli alberghi siciliani, lo si farebbe a fronte di una adeguata offerta da parte di una prestigiosa società internazionale.
In ogni caso l’ingegnere Caltagirone Bellavista non lascerà la Sicilia di cui si è sempre dichiarato «un innamorato». Forse potrà vendere gli alberghi, ma restano in campo tutte le iniziative riguardanti i porticcioli turistici, che sia pure faticosamente stanno per avanzare. E poi, dicono sempre le fonti della società, ci sono in prospettiva altri insediamenti nella provincia di Siracusa. Quali siano fa parte dei segreti imprenditoriali di Acqua Marcia.
Ma quanto valgono i sei alberghi siciliani? La stima va sui 400 milioni. Solo Villa Igiea è iscritta in bilancio per oltre 100 milioni. Se si dovesse vendere, l’intenzione di Acqua Marcia è quella di fare un «pacchetto unico» e non vendere gli hotel separatamente. 
Se dovesse arrivare un nuovo proprietario, come è possibile, cambia il mondo dell’hotelleria siciliana, perché quasi tutti questi alberghi si portano dietro una storia centenaria in cui si intrecciano vicende celebri con personaggi che erano imprenditori come Florio costruttore di Villa Igiea, musicisti come Wagner che alle Palme scrisse il Parsifal, e tutte le celebrità che hanno animato il San Domenico di Taormina. Per sapere se ci sarà una nuova svolta basterà attendere qualche mese.