Ci scrive il circolo Sikelion di Legambiente
di Lettera firmata
Ispica – Il passaggio dell’Uragano Harry sulla costa ionica della Sicilia non è stato solo un evento meteorologico estremo, ma un violento “esame di realtà” che abbiamo, ancora una volta, fallito.
Mentre la sabbia viene erosa, ci troviamo davanti a un bivio: continuare a finanziare un’ostinata guerra contro il mare o accettare che il nostro modello di sviluppo costiero è giunto al capolinea.
Il prof. Pranzini, ordinario di “Dinamica e difesa dei litorali” e fra i maggiori esperti del settore, ci evidenzia che In Francia, dopo il ciclone Xintia del 2010, lo Stato ha avuto il coraggio di ordinare l’arretramento: 1.500 case demolite e abitanti indennizzati per spostarsi in zone sicure. In Sicilia, la risposta sembra essere l’opposto: un miliardo di euro per ricostruire esattamente dove il mare ha appena dimostrato di voler tornare.
Il Circolo SIKELION ribadisce da anni il dissenso al progetto dei “pennelli” supportato da qualificatissime consulenze come quella del prof. Pranzini e del prof. Anfuso, una parte dei pennelli sono stati realizzati attraverso uno stralcio del progetto complessivo. La realizzazione parziale ha comportato, come era prevedibile, una accelerazione dell’erosione ad ovest dei pennelli. Infatti in questi anni abbiamo registrato un progressivo assottigliamento della spiaggia e del boschetto nel tratto da V.le Kennedy a V.le Paradiso.
Ci si chiede come sia stato possibile autorizzare dei lavori con la consapevolezza che la parzialità dell’intervento avrebbe accentuato l’erosione proprio sul tratto di spiaggia più incantevole e incontaminata del nostro litorale.
A Cirica il ciclone ha distrutto gran parte di ciò che purtroppo è stato consentito di realizzare già da diversi anni su particelle di proprietà privata a ridosso della battigia: eliminazione della vegetazione naturale, chiusura di porzioni di arenili con materiali e modalità non consone alla qualità del luogo e conseguente degrado ambientale. Oggi l’area si presenta completamente sventrata a mostrare materiali più svariati: pavimentazioni lignee, elettrodomestici, tettoie, relitti di imbarcazioni, reti, materiali plastici di rivestimento, servizi igienici, serbatoi idrici, fosse Imhoff, arredi vari e tanto altro ancora, sparsi sull’arenile come una discarica a cielo aperto la cui raccolta e smaltimento sarà a carico dei cittadini.
L’uragano Harry ha distrutto alcuni stabilimenti balneari che benchè autorizzati in maniera stagionale, dal 1 maggio al 30 settembre, si trovavano in sede. Hanno colpito le immagini di lidi completamente travolti a galleggiare in acqua o sbriciolati dal moto ondoso.
Scrive il prof. Randazzo, ordinario di geologia ambientale e cartografia e dinamica dei litorali, tra i massimi esperti di erosione delle coste: “…Il problema è quando le autorità hanno consentito ai lidi a stare aperti in inverno. Una volta non era così…Il lido estivo si smontava e si attendeva per rimontarlo la prossima stagione. Ora lasciando d’inverno i lidi aperti se c’è una forte mareggiata questi vengono distrutti. E così adesso tutti chiedono i risarcimenti…”
I forti venti dei giorni scorsi hanno ulteriormente messo in evidenza che il rapporto della strada litoranea con il mare necessita di una nuova visione con interventi che vadano ad allontanare le infrastrutture rigide, dando spazio a processi di rinaturalizzazione e individuando, per alcuni tratti, alternative ai percorsi carrabili.
Infine, sicuramente la fascia costiera non può essere lasciata solo all’interesse dei privati ma necessita di un piano generale di riqualificazione ambientale e di protezione del patrimonio naturale.
Crediamo sia il momento di reagire da cittadini consapevoli in opposizione allo strabismo che amministrato fino ad ora, di porre la giusta attenzione alla “qualità” di questo complesso sistema della nostra fascia costiera e avere la consapevolezza che questi fenomeni saranno sempre più frequenti e che l’unico intervento possibile non è di contrasto al mare ma è l’arretramento delle infrastrutture e dell’antropizzazione cambiando radicalmente il punto di vista.
Il Circolo Sikelion di Legambiente
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