Cronaca
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15/07/2025 09:44

Allen, le 36 ore di buio nel bosco a Ventimiglia: «Ha mangiato e bevuto»

Qualcuno lo ha aiutato? L'ipotesi del "congelamento emotivo"

di Redazione

Ventimiglia, Torino – Sta bene ed è tornato a casa il piccolo Allen, il bimbo di cinque anni scomparso per un giorno e mezzo a Latte, frazione di Ventimiglia. Dopo essere stato ritrovato domenica mattina in un avvallamento tra i rovi, visibilmente impaurito ma in buone condizioni, è stato ricoverato all’ospedale di Imperia per accertamenti. Ieri, lunedì 14 luglio, è stato dimesso. «Ha mangiato, ha giocato, gli esami del sangue erano perfetti» ha dichiarato il primario di pediatria Diego Minghetti, che lo ha seguito. Eppure, sul caso restano numerosi interrogativi.

Allen era sparito venerdì pomeriggio, dopo essersi allontanato dal campeggio in cui si trovava con i genitori. Da allora nessuno – eccetto Pierluigi Dellano, l’uomo ora indagato per omissione di soccorso – lo ha più visto, fino al ritrovamento da parte dei soccorritori. Ma le sue condizioni, secondo i medici, non sarebbero compatibili con 36 ore passate completamente senza acqua né cibo: «Difficile pensare che non si sia totalmente idratato e nutrito per tutto questo tempo. Visti gli esami, questa è la mia interpretazione», spiega Minghetti al Corriere della Sera. Una discrepanza che alimenta dubbi su cosa sia realmente accaduto.

Sul fronte delle indagini, la Procura esclude l’intervento di terze persone. «Sarebbe fantascienza pensare a un rapimento», ha detto il procuratore di Imperia, Alberto Lari. Anche l’ipotesi che qualcuno lo abbia aiutato viene considerata poco credibile. I vestiti del bambino erano sporchi, ma non in modo incoerente con il tempo passato all’aperto. Decisivo, nella fase delle ricerche, è stato il contributo dello psicologo Roberto Ravera, esperto in disturbi dello spettro autistico. Allen, ha spiegato, presenta una forma lieve di autismo che potrebbe averlo portato a rifugiarsi in silenzio, lontano da rumori e confusione. «Credo che la sua patologia lo abbia salvato», ha dichiarato Ravera, ipotizzando una sorta di “congelamento emotivo” come meccanismo di sopravvivenza.