Lettere in redazione
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16/02/2026 13:56

Ambiente e paesaggio da tutelare, la Conca del Salto una contraddizione tutta modicana

Riceviamo e pubblichiamo

di Lettera firmata

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Modica – La Conca del Salto, a Modica, è una di quelle realtà che si innestano in un patrimonio territoriale già ben noto. Si tratta infatti di uno dei luoghi designati come patrimonio naturale della città e, per chi da tempo se ne occupa, anche di un’importante area archeologica. Oggi, però, rappresenta una contraddizione viva nel tessuto comunitario della fiumara: celebre negli itinerari ufficiali del Comune ed elogiata presso gli uffici del Consorzio di Ragusa, risulta di fatto inaccessibile, abbandonata all’incuria e potenzialmente pericolosa per i turisti che desiderano visitare questa gemma nascosta del territorio.
Un articolo del 2015 denunciava già lo stato di degrado della zona, nonostante lo stanziamento di ben 325.337 euro per interventi infrastrutturali che, a distanza di dieci anni, risultano eseguiti solo in parte. Inoltre, secondo le testimonianze della comunità circostante — in particolare imprenditori agricoli — le autorità competenti avrebbero negato il mantenimento delle cosiddette saie (dal termine arabo sāqiya, antico canale di irrigazione). Queste strutture configurano l’area non soltanto come sito naturalistico di grande valore, ma anche come zona archeologica, alla luce dei ritrovamenti del 1898 datati alla fase di Cassibile (1000-850 a.C.) e degli insediamenti risalenti alla conquista araba della Sicilia dell’844-845.
L’istituzione di un parco con annessa area protetta potrebbe generare vantaggi sotto molteplici punti di vista. Sul piano turistico consentirebbe di creare un anello di congiunzione tra la capitale della Contea e Scicli. In un contesto in cui si diffonde sempre più il local tourism, basato su tappe definite e itinerari strutturati, ciò permetterebbe ai visitatori di seguire un percorso capace di unire, nella stessa giornata, il barocco modicano e quello sciclitano con l’esperienza naturalistica.
Dal punto di vista ambientale, significherebbe contribuire al ripristino di un ecosistema oggi compromesso dalle piogge torrenziali, che causano la distruzione di varie porzioni di terreno adibite a orti e produzioni agricole, anche a causa del trasporto di detriti e materiali, favorito dalla mancata manutenzione del letto del torrente. Di conseguenza, ne beneficerebbero anche i produttori locali, che ogni giorno portano sulle nostre tavole prodotti di qualità, frutto di grandi sacrifici, sacrifici che potrebbero ridursi grazie a una gestione adeguata dell’area.
La Conca del Salto si trova oggi in un limbo amministrativo, naturale e turistico. Sta a noi decidere se trasformarla in uno dei nuovi fiori all’occhiello della città oppure lasciarla diventare l’ennesimo caso emblematico di degrado e occasione mancata in una terra che, purtroppo, ne ha già conosciuti molti.