di Redazione
E’ un braccio di ferro vero e proprio. E si sta effettuando sul nascituro Partito democratico. Prima ancora che veda la luce, si continua a discutere su quale dovrà essere la sua linea politica e quali dovranno essere le alleanze che dovrà andare a stringere. Il braccio di ferro, al momento, è tutto interno alla Margherita, che è una delle costole da cui il Pd dovrà prendere forma. Le varie anime dielline si stanno predisponendo in campo per far valere il loro peso. In ballo c’è il futuro della politica provinciale. Anche se, al momento, i conti si stanno facendo senza sentire cosa ne pensa l’altra “campana” che dovrà dare vita al Partito democratico.
Il tema estivo, quello che anima anche il dibattito politico sotto l’ombrellone, è quello del grande centro sì-grande centro no. Ovvero, ricreare, sotto mentite spoglie, la “balena bianca” oppure cambiare vestito, ma mantenere le stesse alleanze.
Nella Margherita il dibattito è assai acceso, con la coordinatrice provinciale Venerina Padua che fa la figura di colei che tiene il cerino in mano e non sa a chi passarlo. Tra i Ds, invece, sembra che l’argomento sia tutt’altro che stimolante. Non ne parla nessuno, anche perché c’è sempre in ballo il “caso Vittoria” che divide Margherita e Quercia. Sembra il remake di quanto accaduto a Ragusa non più tardi di due anni fa. I diessini sono assai distanti dal parlare un unico linguaggio con la Margherita, che, a Vittoria, sembra attuare il dibattito del momento: accordi ad ampio raggio, sparigliando i poli.
Il medesimo obiettivo ha in mente l’onorevole Roberto Ammatuna, che della svolta centrista del Partito democratico è uno dei maggiori fautori. Ammatuna lo dice chiaramente: «Sono stato il primo in provincia ad avviare una discussione, un confronto con le forze moderate che non sono organiche alla Casa delle libertà. Parlo – chiarisce Ammatuna per chi non l’avesse capito – dell’Udc e dell’Mpa, forze politiche che soltanto un bipolarismo coatto, figlio di una legge elettorale pessima, continua a tenere distanti dai moderati che militano nel centro sinistra». Proprio questi moderati, per Ammatuna, «sono costretti a convivere forzatamente con le espressioni radicali di un conservatorismo di sinistra».
Il deputato regionale diellino ha le idee chiare su come agire: «Occorre uscire fuori da questa nuova forma di democrazia bloccata ed il Partito democratico deve essere il grimaldello che scardina questa situazione di stallo, può essere la pietra da lanciare per movimentare questo stagno piatto che è lo scenario politico attuale».
Sarebbe interessante sapere cosa ne pensino il segretario provinciale dei Ds Giuseppe Digiacomo e i rappresentanti dei Ds, per i quali i rappresentanti di quello che Ammatuna chiama «le espressioni radicali di un conservatorismo di sinistra» sono stati i fratelli di viaggio e di pensiero di sempre, costole di quello che fu il Partito comunista. Quegli stessi Ds che, per larga parte, non amano i dibattiti sul grande centro, ma si ritengono più vicini alle posizioni socialiste europee. Come mettere assieme queste due posizioni, che al momento paiono divergenti?
Ammatuna non se ne cura. E annuncia che «è giunto il momento di avviare un confronto serio con Udc e Mpa per arrivare a strategie comuni in occasioni delle prossime consultazioni elettorali amministrative di Comiso e Scicli, di prevedere nuove alleanze nei comuni di Vittoria e Modica, solo per citare qualche esempio». In pratica, Ammatuna ritiene che «la provincia di Ragusa ha bisogno di nuove sinergie tra le forze politiche affini, che diano nuova linga, che portino una ventata di aria nuova, per dare governi stabili e validi ai territori, che siano capaci di affrontare con successo le sfide future e di dare risposte concrete ai cittadini».
Il deputato della Margherita ritiene che questa sia l’unica strada per spezzare l’attuale «forma dissennata di bipolarismo». Il Partito democratico, secondo Ammatuna, può riuscirci perché «nasce come partito federale, un partito all’interno del quale i singoli territori possono scegliere, sulla base delle loro peculiarità, le proposte di governo e le alleanze che ritengono più adatte a realizzarle».
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