Sarà ballottaggio tra Pierenzo Muraglie, con 2.934 voti (33,69%), e Serafino Arena, secondo con 1.708 preferenze
di Gabriele Giannone
Ispica – A poche sezioni dalla conclusione dello scrutinio, il quadro politico che emerge dalle amministrative di Ispica appare ormai consolidato: sarà ballottaggio tra Pierenzo Muraglie, in testa con 2.934 voti (33,69%), e Serafino Arena, secondo con 1.708 preferenze (19,61%), mentre restano fuori dalla sfida finale Paolo Monaca con 1.520 voti (17,46%), Tonino Cafisi con 1.287 (14,78%) e Angelo Galifi con 1.259 (14,46%).
Ma al di là dei numeri, il voto ispicese consegna soprattutto una fotografia politica netta: la crisi profonda dei partiti tradizionali incapaci di stare in coalizione e l’affermazione dei movimenti civici e antisistema, capaci di intercettare una domanda di cambiamento che i partiti storici sembrano non riuscire più a leggere.
Il dato più evidente riguarda il centrodestra, uscito dalle urne in ordine sparso e senza una sintesi politica credibile, messa a dura prova dal balletto polemico e stucchevole tra il sindaco uscente Leontini e il suo oppositore e poi candidato sindaco, Galifi. La scelta, poi, di presentarsi divisi ha prodotto un risultato pesante, certificando l’incapacità delle forze tradizionali di costruire un progetto unitario e competitivo. Già nelle ore successive allo scrutinio, nelle dinamiche interne all’area moderata e conservatrice, iniziano a emergere tensioni e reciproche recriminazioni tra Forza Italia e Fratelli d’Italia, in un clima segnato più dalla contesa per spazi di potere che dalla ricerca di una strategia condivisa.
Una frattura che racconta molto della fase politica attuale: manca il dialogo, prevale la logica delle appartenenze e della conservazione delle singole rendite politiche. E se il centrodestra esce ridimensionato, con Fratelli d’Italia e Mpa grandi sconfitti, il centrosinistra non può certo sorridere.
Il risultato del Partito Democratico, fermo su percentuali marginali, rappresenta l’altra faccia della crisi dei partiti strutturati. Un dato che riflette una difficoltà ormai cronica nel rinnovare linguaggi, leadership e capacità di connessione con l’elettorato reale. Il voto di Ispica sembra dire con chiarezza che i messaggi tradizionali non bastano più.
In questo scenario, la vera novità politica porta il nome di Serafino Arena. La sua corsa, sostenuta dal movimento Controcorrente e dall’azione politica riconducibile a Ismaele La Vardera, conferma la crescita di un fronte civico e fortemente critico verso l’establishment politico regionale. Un risultato che, pur non sorprendendo del tutto gli osservatori più attenti, assume oggi una dimensione politica ben più ampia del semplice dato locale.
Arena si presenta così come il volto di una protesta organizzata e politicamente leggibile, capace di trasformare il malcontento in consenso elettorale.
Accanto a lui, anche la performance di Paolo Monaca assume un significato preciso. Il risultato ottenuto dall’area legata a Sud Chiama Nord, il movimento di Cateno De Luca, sfiorando quota 18%, conferma che una parte significativa dell’elettorato ha premiato proposte percepite come alternative ai tradizionali schemi di partito.
Il dato complessivo parla chiaro: Ispica ha premiato il voto di rottura. Non un’ondata ideologica, ma un messaggio politico diretto contro assetti consolidati percepiti come distanti.
Resta ora da capire dove confluiranno i voti degli esclusi e quali accordi, espliciti o sotterranei, potranno nascere in vista del secondo turno. Ma una cosa appare già evidente: comunque vada il ballottaggio, da queste elezioni esce un sistema politico locale profondamente cambiato.
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