Cultura
|
16/11/2008 23:41

Ando vai se Facebook non ce l’hai?

di Redazione

“Stai su Facebook?”.
Ma che domanda, certo che un quarantenne che vive nell’era digitale sta (anche) su Fb e non al ciclostile. È un po’ come chiedere se hai il telefono o la tv a colori. Il secondo interrogativo che ti viene posto è micidiale perché da alcuni è usato per misurare il tuo presunto indice di popolarità su Fb: “Quanti amici hai?”. Mentre scrivo, ore 10.19 di mercoledì 15 ottobre, sono 251, di cui 22 già disponibili in chat. Ogni giorno se ne aggiungono tre o quattro. A ruota, terza domanda: “Ma fai entrare tutti gli amici o li selezioni?”. Non seleziono proprio nulla, entra chi bussa cortesemente e dimostra di saper usare le posate per restare a tavola. In caso contrario l’amico diventa ex. La risposta è un autentico spartiacque, piace ai sostenitori della rete aperta e democratica, fa orrore a chi pensa a Fb come a un club esclusivo.
Il quarto quesito punta perfidamente a calcolare il tuo grado d’assuefazione a Fb: “Quante volte aggiorni il tuo stato?”. Quando mi garba. Ma c’è chi fa notare l’opportunità di farlo almeno due volte al giorno per buona creanza “facebucchista”. Di sicuro avere uno stato che è sempre uguale segnala una monotonia che non fa bene alle relazioni con il prossimo. Vale nella vita reale, figuriamoci in quella virtuale che aiuta anche i più timidi a rivelare (o mascherare) se stessi. La quinta domanda vorrebbe essere l’uppercut che ti mette al tappeto: “Ma a che ti serve?”. Qui la risposta può essere di due tipi: molli la discussione e regali al tuo interlocutore un mangiadischi a 45 giri della Geloso, oppure con infinita pazienza passi alla manzoniana fase euristica e spieghi che Fb è un fantastico strumento che in un colpo solo ti consente di conoscere altre persone che non avresti mai pensato di incontrare, ritrovare amici perduti, rinfrescare la tua visione del mondo, capire che cosa è il pervasive computing, apprezzare l’umanità nelle sue più colorate espressioni, imparare a confrontarsi, risparmiare sugli sms, riscoprire la potenza del linguaggio, dei segni, delle immagini e dei suoni riuniti in una personale lavagna elettronica, trovare l’amata o l’amato, sostenere cause importanti, scherzare, ridere.
Mentre descrivi la meraviglia, arriva la sesta domanda, quella da guerra lampo: “Ah, ma devi stare sempre attaccato al computer!”. A questo punto, con movimento lento e sorriso beffardo, tiri fuori dalla giacca il tuo Blackberry e fai balenare lo schermo a colori con la effe azzurrina che lampeggia: amico neandertaliano, Facebook è sempre con te!

Panorama