Biografia non autorizzata di un papabile
di Giuseppe Savà
Silvio ha 39 anni, Angelo, suo catechista, 34.
Corre l’anno 1975. Berlusconi è un rampante imprenditore immobiliare, con ufficio nella Milano da bere, in via Rovani, e chiede al futuro Arcivescovo di Milano di tenere una lezione di teologia, un corso professionalizzante per i manager che lo collaborano in Fininvest.
Tra i professori ci sono anche Rocco Buttiglione e Roberto Formigoni, tutti legati, insieme a Scola, a don Giussani, il fondatore di Comunione e Liberazione.
Scola è un prete di belle speranze, ha già conosciuto il professor Joseph Ratzinger, e con lui ha scambiato opinioni di teologia e filosofia.
Tiene le lezioni per Silvio e i suoi collaboratori, digiuni di politica e di filosofia, con profitto per i discenti.
Sono trascorsi quasi quaranta anni da allora.
Berlusconi è in un letto di ospedale, intento a fuggire al tintinnare delle manette della giustizia italiana, pronta a fargli fare la fine di un altro amico, Bettino Craxi, mentre Angelo Scola, forte di una trentina di voti, entra Papa in conclave.
Una massa critica importante, che potrebbe determinare, nell’arco di tre giorni (tanto potrebbe durare lo scrutinio, preceduto del resto da un mese intero di fitte consultazioni) il coagulatore per altri, decisivi, grandi elettori.
La puntata di Report dedicata ai ciellini di Comunione e Liberazione, andata in onda qualche settimana prima delle dimissioni di Benedetto XVI, e che ha svelato i trascorsi catechistici di Scola e del suo promettente discepolo, potrebbe aver azzoppato però la sua candidatura al Soglio di Pietro.
Come la carriera politica di Antonio Di Pietro, svillaneggiato dalla Gabanelli per essere diventato proprietario di 56 immobili alla faccia del popolo elettore che credeva nel Masaniello di Montenero di Bisaccia.
Che lo Spirito Santo ci assista.
E assista i Cardinali elettori.
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