Moda e Gossip
|
28/04/2026 11:21

Anna Marchesini, nel racconto della sorella Teresa

«Ho adottato sua figlia Virginia. Quando entro nella sua casa di Roma la rivedo lì»

di Redazione

Roma – La vita di Anna Marchesini è diventata un libro. Un libro che arriva a dieci anni di distanza dalla sua scomparsa. A La Repubblica, Teresa, la sorella maggiore (di soli 14 mesi) parta di lei. Fin da piccola. «Un genio, da subito. Dopo la prima elementare fece l’esame per passare direttamente in terza e stare in classe con me. E quando eravamo al liceo classico, io ci mettevo un’ora e mezza a tradurre la versione di greco, lei il pomeriggio scalzettava con i ferri da maglia e in dieci minuti aveva finito la traduzione».

Il rapporto tra sorelle
Due sorelle vere, senza mai nessuna competizione tra di loro. «Io ero furba e così evitavo, non ci sarebbe stata partita, Anna era di un altro pianeta. Ho preferito farle da guardia del corpo: lo faccio anche adesso, cercando di proteggerla da chi vuole ficcare il naso nella sua vita privata, e dalla mediocrità che non sopportava. Lei era teatro, doppiaggio, tivù e libri. Tutto il resto, fatti suoi».

Da bambine non giocavano con le bambole. «Recitavamo dal mattino alla sera la parte delle “gesie”, le ballerine canterine, io ero la bambola di Anna e Anna era la mia. E facevamo le famose vocette. Quando andavamo a studiare nelle case delle amiche, capivamo di essere diverse». Ricorda che «io e lei salivamo sul tavolo per interpretare le gemelle Kessler. Anna mi faceva un segnale, inarcando il sopracciglio sinistro, e a quel punto io sapevo che si doveva cominciare lo spettacolo. In pratica, era un ordine». COn lei ridevo «fino a soffocare»

Che lavoro fa
Teresa però, racconta a La Repubblica, non ha mai pensato di fare l’attrice. Il suo lavoro? L’ostetrica. L’attrice era Anna che viveva momenti anche di ombra. «Sempre stata così.

Aveva paura di giocare a nascondino, sapeva attraversare il dolore mentre io ne fuggivo. Cercavo di difenderla, senza capire che l’artista ha bisogno di quel dolore per raggiungere la conoscenza di sé. Volevo farle scudo: lei era generosissima, e qualcuno se ne approfittava».

La figlia adottata
Un genio in tutto. «Le scene del Trio nascevano con loro chiusi in una stanza a inventare, però era Anna a tenere il taccuino in mano. Cercava la perfezione, non si accontentava di niente di meno. Aveva, nei confronti del mondo, un punto di vista angolare che poi sapeva rendere, in scena, nelle voci e nelle facce. Surreale e meravigliosa, e ovviamente spassosissima. Credo che soltanto Franca Valeri, nella storia del nostro spettacolo comico, sia stata un po’ come lei». Poi ancora: Massimo e Tullio erano consapevoli di avere a che fare con un genio. L’energia che lei ha acceso nel pubblico la manterrà per sempre viva. E adesso c’è Virginia, sua figlia che io ho adottato. Spero che un giorno, lei che è così brava con le parole e che con le poesie è anche più in gamba di Anna, scriva un libro sulla sua mamma».

La casa vuota
Oggi Teresa senza la sua Anna non riesce più a ridere. «Mi ripeteva “non preoccuparti, comprati ‘sto vestito, togliti qualche sfizio, tanto invecchieremo insieme e ci penserò io”. Già ci vedevamo anziane, due prugne secche a braccetto, ma non è andata così. Quando entro nella sua casa di Roma, a volte scorgo mia sorella con la coda dell’occhio. Ma se ho un dubbio, un pensiero mio, un ricordo da rimettere a posto, a chi telefono ormai? Non cerco i suoi filmati, soffro troppo. Senza Anna non rido più».