di Redazione
Vestire i propri clienti interpretando l’anima del luogo in cui si vive, conoscendo i gusti dei consumatori, leggendoli e orientandoli, in un percorso di fiducia improntato alla credibilità.
Antonio Aurnia racconta la propria esperienza di imprenditore titolare del gruppo che a Modica possiede Moda Italia, Idea Moda, Be One e Scarpissima partendo dal curioso connubio che il matrimonio dei genitori ha determinato.
Sia il nonno materno che quello paterno lavoravano nel mondo del commercio e la mamma e il papà di Antonio hanno fuso le esperienze dei padri prima in un’attività commerciale generalista, nata intorno agli anni Sessanta, poi, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, nel tessile, fino all’apertura, nel 1981, di Idea Moda, a Modica Bassa.
Antonio osservava, imparava, e dopo il servizio militare decise di fare esperienza in un negozio di proprietà altrui, lui che era sempre stato il figlio dei titolari, per provare una dimensione professionale diversa.
Negli anni in cui l’offerta era ancora limitata, l’esperienza di Idea Moda fu importante per comprendere come ci fosse una fascia d’utenza scoperta, che sul finire degli anni Ottanta dirigeva la propria attenzione a Catania per soddisfare le proprie esigenze nel vestire.
“Nacque così l’intuizione di creare Moda Italia, impresa cui chiamammo come partner dei nostri fornitori etnei”, racconta Aurnia. Correva l’anno 1988, e a Modica, lungo l’arteria viaria che da lì a poco darà vita al famoso Polo Commerciale, un polmone economico di primaria importanza nell’Isola, nasce un negozio di abbigliamento di dimensioni significative, con una filosofia nuova. In un’epoca in cui altrove iniziano ad affermarsi i franchising, i negozi clone, Aurnia investe in un progetto originale, espressione del territorio, culturalmente legato ad esso. Già, perché cultura e coltivare hanno la stessa etimo. Ed è dalla capacità di investire nella propria terra che nascono i frutti migliori.
Moda Italia si rivolge subito alle famiglie, a quanti hanno necessità di vestire bene spendendo in maniera giusta: da qui l’elevazione del target di Idea Moda, che nel frattempo si sposta da Modica Bassa alla Sorda, il centro di espansione commerciale della città, offrendo abbigliamenti di lusso, un lusso accessibile.
“Partiamo dalla consapevolezza che importante non è vendere, ma coccolare i nostri clienti nel post vendita, con i servizi di sartoria, di consegna a domicilio, dove occorre”.
Intanto, l’esperienza di Moda Italia da Modica viene esportata con successo in altri centri siciliani, mentre la famiglia Aurnia resta legata al territorio, convinta che solo conoscendo i consumatori, intrecciando con loro un rapporto autentico, genuino, di fiducia, è possibile costruire insieme qualcosa di diverso, che non si limita alla vendita di un abito, ma diventa condivisione di un sistema di valori.
“Oggi non è possibile bluffare, soprattutto negli iblei. Abbiamo un pubblico di utenti esigente, preparato, informato, che chiede di acquistare abiti di qualità a un prezzo giusto, e per questo abbiamo diversificato”. Se Idea Moda vola verso l’alto, Moda Italia va verso il meglio. Be One, sorto nel 2003, assicura il margine giusto tra competitività e bontà del prodotto.
Nel 1995 Moda Italia raddoppia la superficie di vendita, dopo essere stata affiancata, dal 1991, da Scarpissima, che nasce dalla partnership con il Gruppo Bata.
Oggi l’attenzione di Aurnia non è dedicata solo alle famiglie, ma anche ai giovani, alle nuove tendenze, ai brand che fanno moda, che intercettano i gusti di un pubblico moderno, che acquista non in maniera compulsiva, ma programmata, intelligente.
In una società che polverizza i consumi l’idea di Aurnia è che i due brand, Idea Moda e Moda Italia, siano più importanti dei marchi stessi che ospitano. “Perché i nostri clienti hanno un rapporto fiduciario con noi. Quando entrano in negozio sanno di trovare il loro consulente di fiducia, che conosce i loro gusti, le loro esigenze. La differenza tra un prodotto che vale e uno che non vale è nell’amore del proprio lavoro di chi porge l’abito”.
E’ forse per questo motivo che il gruppo di proprietà della famiglia Aurnia, che ha rilevato dagli ex soci catanesi le altre quote, punta a un rapporto tra il personale, il numero di addetti alle vendite e la superficie espositiva inimmaginabile altrove. “Al centro della nostra attenzione c’è il cliente, indipendentemente dalle sua capacità di spesa. Per noi è importante gratificarlo, sapere che quando vestirà un nostro capo i suoi amici gli faranno i complimenti, chiedendogli dove lo ha acquistato. Per fare impresa, in tal senso, non bastano le risorse economiche. Serve qualità del prodotto, capacità del contenitore-negozio di fare comunicazione in maniera coerente col prodotto, attenzione alla formazione del capitale umano. La nostra forza e la nostra crescita è nei sacrifici dei nostri dipendenti: penso alle tante mamme, che lasciando a casa i figli, con amore consigliano e vestono i nostri clienti. Con sensibilità, attenzione, cura.
Nei nostri negozi c’è un clima positivo, di squadra, di consapevolezza del fatto che lavorando bene cresce l’azienda e crescono i suoi dipendenti.
Oggi i nostri clienti sanno che nei nostri negozi trovano vestiti funzionali, concreti, attuali, che suscitano emozioni. Ecco, nella capacità di condivisione del momento emotivo c’è l’essenza stessa del nostro amore per questo lavoro”.
© Riproduzione riservata