Appuntamenti Ragusa

Tornano a Ragusa e Scicli le Vie dei Tesori

Quinta edizione delle Vie dei Tesori a Ragusa, che apre il Duomo di notte; e a Scicli nei luoghi del commissario Montalbano. Dall'1 al 16 ottobre

Ragusa - Il festival delle Vie dei Tesori ritorna nel Val di Noto seguendo il filo di quel barocco nato dal terremoto del 1693: prima e dopo, in un territorio che si vide costretto a ripartire da zero. Le chiese medievali furono ricostruite, ma quelle poche che restarono intatte oggi sono un tesoro da riscoprire. Ragusa ne ha diverse e le conserva con affetto, Scicli le cerca e le trova, piccoli e rupestri. Due città profondamente diverse che, cucite dal filo di Vie dei Tesori, collaborano fattivamente per la promozione dello stesso territorio: e il turismo le ha premiate, qui la ripresa post covid è già una sicurezza. Riecco il festival, dunque, al suo quinto anno consecutivo – da sabato 1 a domenica 16 ottobre, visite, passeggiate ed esperienze, un programma articolato costruito con le giovani associazioni sul posto e il supporto dei due Comuni.

“Partecipiamo con grande piacere da cinque anni alle Vie dei Tesori che ci permettono di far conoscere siti che non fanno parte dei circuiti abituali; e il periodo scelto sarà un’ulteriore spinta per il turismo non stagionale” dice il sindaco di Ragusa Peppe Cassì, mentre il suo “collega” di Scicli, il neo sindaco Mario Marino sottolinea come “i luoghi conosciutissimi fanno da attrattore ma vorremmo inserirne tanti altri meno noti nella prossima edizione. Quest’anno non si potranno visitare le grotte di Chiafura ma è stata appena finanziata un’imponente operazione di restauro e speriamo di poterle riaprire nei prossimi mesi”. Sul programma ha lavorato moltissimo l’assessore alla Cultura di Ragusa, Clorinda Arezzo: “il festival è un’opportunità per tutti noi siciliani. Ringrazio Le Vie dei Tesori per aver allargato il format a tutta l’isola cercando la collaborazione dei giovani del territorio – spiega -: in questo caso è un’associazione che ha dato un’impronta forte alle esperienze”, citando Il corno francese blu, presieduta da Federico Arnone, da quest’anno partner del festival sul territorio ibleo. Tre weekend, quindi, per un nuovo festival di “riappropriazione della bellezza”, che cerca di scrollarsi di dosso le restrizioni e le paure post pandemia. Oggi che la normalità sembra riacquistata, si torna felicemente allo storytelling nei luoghi, alle visite condotte dai giovani, al racconto delle comunità che si riappropriano degli spazi. Per Elio Tasca, assessore alla Cultura di Scicli, “il festival sarà un’opportunità straordinaria per i nostri giovani. Sono stati coinvolti nelle visite anche un gruppo di ragazzi con disabilità e 40 studenti del Liceo Cataudella che racconteranno i palazzi. E alcune visite saranno anche in linguaggio LIS”. Il festival a Scicli è stato costruito con la collaborazione della ProLoco, rappresentata in conferenza da Giorgio Caccamo.

Quest’anno Le Vie dei Tesori sono di nuovo pronte alla sfida: con i Borghi dei tesori che hanno fatto da apripista e hanno messo insieme ventiseimila presenze; e con la prima tranche del festival in otto città, e sono stati altri quarantamila visitatori. Ora siamo alla seconda parte: venerdì prende il via Palermo, il programma più “pesante” di 150 tra luoghi ed esperienze; sabato, con Ragusa e Scicli, anche Catania (che durerà fino al 30 ottobre, come Palermo), poi Alcamo, Carini e Cefalù. Ragusa e Scicli divideranno anche i coupon, validi per tutte e due le città. “Il festival è un modello da sfruttare come occasione di sviluppo e di lavoro per i nostri giovani – interviene il vicepresidente della Fondazione Le Vie dei Tesori, Marcello Barbaro -. Tra l’altro concretizziamo il sogno di ogni comune, cioè una card turistica che metta in rete i siti, come è di fatto il nostro coupon”.

Un festival nato nel cuore dell’Università di Palermo nel 2006 con l’obiettivo di disseminare cultura e conoscenza fuori dalle aule accademiche; che ha sperimentato, cercato, scoperto percorsi e siti, restituito luoghi: ed è cresciuto ogni anno. Scelto quest’anno dall’assessorato regionale al Turismo tra le manifestazioni che promuovono SeeSicily, Le Vie dei Tesori, con il supporto del main sponsor Unicredit – “sosteniamo con convinzione questa che ormai è una delle manifestazioni più importanti a livello nazionale e un catalizzatore di sviluppo sociale sostenibile” dice Maurizio di Benedetto, vice area manager retail Ragusa e Siracusa di Unicredit - ha saputo creare sinergie e dialogo, e attivato un progetto che si compie grazie alla collaborazione di oltre 200 partner: Regione, Atenei, Comuni, Diocesi, gestori privati, istituzioni dello Stato, proprietari di palazzi nobiliari, col sostegno di Poste Italiane.

Ragusa, la città superiore con le sue chiese, le rocche, i passaggi che salgono in verticale; e Ibla (in siciliano “lusu”, ovvero quello che giace sotto), un miraggio di luci e di ombre, con la piazza centrale che è un salotto a cielo aperto. Qui il festival proporrà undici tappe-gioiello, ma già questa domenica aprirà in notturna il Duomo: sarà un’occasione unica e irripetibile per un’esperienza immersiva. Non vanno perse le chiese, alcune aperte soltanto in questa occasione: ognuna è diversa dall’altra, si va dal barocco al rococò, dal settecento ibleo alle superstiti del terremoto. E ritorneranno anche le cave Gonfalone (o Confalone, come avvertono gli storici, dal confalo sorta di erba spontanea che cresce in quella zona), il “complesso innaturale”, interamente costruito del cavatori, con i segni dei picconi ancora su tetto e pareti. A Scicli invece, i luoghi aperti saranno tredici, e dopo un anno di assenza si ritorna ai luoghi utilizzati come set dalla fiction sul Commissario Montalbano: una particolare operazione di musealizzazione del luogo che la dice lunga sul successo. Ma si entrerà anche in palazzi nobiliari musei di se stessi (palazzo Spadaro ospita una ricca collezione sul Gruppo di Scicli), nell’antica farmacia rimasta così negli ultimi due secoli; in chiese rupestri, piccole, scavate nella roccia, ma con tesori inattesi all’interno; e si scenderà nella Grotta delle Cento Scale, scavata nella roccia.

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LE VIE DEI TESORI A RAGUSA
Si parte dal cuore di Ragusa, dal duomo di San Giorgio nel cui museo sono conservate le opere sopravvissute al sisma lungo un percorso espositivo negli ambienti che furono in passato le stanze dei canonici. Ma quella che sarà suggestiva sarà la visita in notturna – soltanto questa domenica, tre turni di un’ora dalle 21 alle 23 - , un’esperienza unica che si concluderà con la magnifica Cona del Gagini. Poi si salirà sul campanile di San Giovanni Battista: vista mozzafiato, ma scendendo si passerà attraverso una particolarissima “veste” rococò. Non vanno saltati gli affreschi medievali sopravvissuti di Santa Maria delle Scale; le tombe dei nobili ragusani e la cappella degli Arezzo di Donnafugata nella gotica San Francesco all’Immacolata, a Ibla; poco lontano c’è la chiesa della Maddalena, una delle più antiche che un tempo fu legata al vicino ospedale, distrutto dal sisma; e il Santissimo Salvatore che conserva gelosamente il crocifisso di Carmelo Licitra detto u ghiuppinu e due quadri del Cascone. Ancora tesori da scoprire? gli arredi sacri e le famose “cappe magne” indossate dai canonici della Collegiata di San Giorgio, conservate nella chiesa di Sant’Agnese, vicino al Duomo; la chiesa dell’Annunziata, nell’antica Ciudecca ebraica di Ragusa, ricostruita grazie al contributo del barone Battaglia di Torrevecchia, che la volle collegata al suo palazzo tramite un passaggio personal; la seicentesca chiesa di San Filippo Neri, con le sue tele d’epoca, un’occasione da non lasciarsi scappare perché di solito apre soltanto per celebrazioni importanti. Salendo la sua scenografica scalinata, scoprirete che palazzo Arezzo di Trifiletti custodisce la memoria intatta di uno dei casati più antichi dell’intera Sicilia. E poi Cava Gonfalone, da dove, per oltre 200 anni, i “pirriaturi” hanno estratto i blocchi di pietra con cui è stata ricostruita Ragusa Ibla. Qui questa domenica (e poi nel terzo weekend) dalle 15.30 un ceramista di Caltagirone proporrà la dimostrazione dal vivo della lavorazione e delle decorazioni nello stile calatino. Un bagno di colori? Solo al Cinabro carrettieri, la bottega degli artigiani Damiano Rotella e Biagio Castilletti, tanto amati da Dolce e Gabbana, e Steve McCurry: qui vi faranno sporcare di colori dipingendo un oggetto live. Un’altra esperienza porterà l’ultima domenica (16 ottobre) al Centro Commerciale Culturale per Korevolution, un vero e proprio viaggio nella musica corale attraverso i secoli affidato al coro 4Keys (30 elementi tra coristi e musicisti) che da Haendel a Mozart, a Verdi arriverà fino ai giorni nostri. E in questa occasione, la sera si potrà anche scoprire la collezione d’arte e il lavoro dell’associazione Il corno francese blu, partner sul territorio del festival.

Due le passeggiate: il 9 ottobre nel quartiere Archi guidati da Gaetano, Cosentini, un itinerario alla ricerca dei luoghi simbolo fino a via Velardo, una delle poche vie sacre in Sicilia (che proprio sabato in notturna si trasformerà in una galleria d’arte e di narrazioni en plein air). E nell’ultimo weekend, un percorso guidato alla scoperta dei luoghi del centro storico.

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LE VIE DEI TESORI A SCICLI
In stretta collaborazione con la Pro Loco nasce una nuova, bellissima edizione molto legata al territorio, con il ritorno di luoghi che il pubblico ha amato veramente tanto, ma anche con l’apertura di chiese sconosciute. A partire dalla fiction che è ormai studiata come esempio di “motore turistico”: il Palazzo del Comune ha rivoluzionato e suoi uffici e è diventato un museo sul set cinematografico delle avventure del famoso Commissario, perché proprio qui viene ambientato l’interno del commissariato di Vigata nella famosa fiction campione di incassi. Si riconosceranno l’ufficio del commissario, la sala d’aspetto, il centralino, e ovviamente la stanza dell’acerrimo nemico di Montalbano, il questore Bonetti-Alderighi. Ma i luoghi da visitare sono comunque parecchi: il bellissimo Palazzo Busacca, ottocentesco, costruito dalla potente Opera Pia che gestiva l’”oro del Busacca” il patrimonio dello sciclitano Pietro Di Lorenzo, detto Busacca, con la quale si finanziarono opere umanitarie per oltre tre secoli. Poi Palazzo Bonelli Patanè, uno dei tesori nascosti della cittadina barocca, elegante, leggero, interamente affrescato tra fine ‘800 e inizi ‘900, con le tappezzerie e gli arredi originali. E infine Palazzo Spadaro con i balconi a mensoloni e il ponticello, detto “degli innamorati”: qui scoprirete una bellissima collezione del Gruppo di Scicli, con in testa gli artisti Piero Guccione e Franco Sarnari. In occasione del festival verranno aggiunte alcune tele inedite. Un altro museo spontaneo, dentro la chiesa di san Vito, dedicato alle “carcare”, le antiche fornaci; l’antica farmacia Cartia, che sembra essere rimasta all’800, tra bilancini, albarelli da farmacie, pozioni, provette, preparazioni dai nomi magici; il Museo del costume e della cucina, profondamente legato al territorio e al “famoso” cioccolato. Due le chiesette rupestri, una più interessante dell’altra: la “Scalilla”, costruita in una grotta ai piedi di San Matteo, ha una facciata semplice, con un piccolo campanile inglobato e un finissimo portone policromo. E’ legata alla leggenda della Madonna della Catena che intervenne per salvare la vita di tre poveracci condannati ingiustamente. Aprono tre chiese particolari: Santa Maria della Consolazione che nasconde un portale che è un rarissimo esempio dell’architettura rinascimentale del Val di Noto, introduce ad un originale pavimento con tarsie di pietra bianca calcarea e nera pietra asfaltica; Santa Teresa che è un tipico esempio di stile settecentesco ibleo, un tripudio di stucchi, spire floreali, intarsi, leziose cornici rococò e tele settecentesche: vi sono tutt’ora esposti gli ex voto quattrocenteschi a suo tempo trasferiti dal convento della Croce. Infine, un luogo che è simbolo di rinascita sociale: il convento domenicano del Rosario che nel 1883 passò alle terziarie Domenicane che oggi gestiscono il Centro diurno per giovani in difficoltà. Infine, un presepe attenderà infine alla fine dei cento gradini della Grotta delle Cento Scale che scende nella “pancia” di San Matteo, un antico passaggio che conduceva ad un polla di acqua dolce, necessaria in caso di assedio dei saraceni. Una passeggiata condurrà invece alla scoperta dei palazzi delle famiglie più abbienti della Scicli seicentesca, prima del terremoto. Per ogni approfondimento, scheda, foto o curiosità, e anche per acquisire i coupon per le visite e le esperienze, basta collegarsi al sito www.leviedeitesori.com. Informazioni: 091 842 0004, tutti i giorni 10-18.


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