Una proposta
di Saro Distefano
Ragusa – Leggiamo ovunque che a Kamarina sarà celebrato, sabato 2 giugno, quell’evento che, con un calendario molto simile, avrebbe dovuto essere consumato durante la “notte dei musei” che venne però annullata per i gravi fatti di Brindisi.
E mentre leggiamo, compiaciuti, delle tante offerte che nell’antica sub-colonia greca sul Canale di Sicilia saranno a disposizione di tutti gli appassionati, riceviamo anche una e-mail. Confesso: essendo il mittente “Di Raimondo Giuseppe, Responsabile URP Parco Archeologico Terracqueo di Kamarina e delle aree archeologiche di Ragusa e dei comuni limitrofi”, ho immediatamente pensato a una ulteriore ma sempre gradita comunicazione relativa alla note del 2 giugno.
Ma poi, ovvero due giorni dopo, ho letto l’intera mail, ho trovato tutt’altro, e non poco. Trascrivo letteralmente il testo: “si comunica che, a causa della persistente carenza di personale di custodia e per esigenze di servizio, il Museo Archeologico di Camarina il giorno 02 giugno 20142 resterà chiuso nelle ore antimeridiane, per le giornate del 04-08 e 09 giugno 2012 resterà aperto al pubblico dalle ore 9,00 alle ore 13,30 mentre resterà chiuso per l’intera giornata il 03 e 10 giugno 2012.”
Vogliamo capire di cosa si tratta? Vogliamo renderci conto – a parte il burocratese che non ci fa capire, per esempio, se il Museo sarà chiuso il 4 l’8 e il 9 giugno oppure il 4 il 5 il 6 il 7 l’8 e il 9 – che il fatto è grave. Il dottor Di Raimondo – e non vorremmo essere nei suoi panni – è costretto a scrivere una tale penosa comunicazione facendo subito presente a chi legge quale il motivo della sua decisione: “a causa della persistente carenza di personale”, meno importanti sono le “esigenze di servizio” che non sappiamo quali sono né ci interessa conoscere. Ma il dover tenere il bellissimo Museo di Kamarina (io scriverò sempre con la K greca, mentre il museo scrive indifferentemente con la K e con la C) parzialmente chiuso al pubblico perché manca il personale è cosa di inaudita gravità. Non è certo colpa dei funzionari periferici, come Di Raimondo, ma di quelli che a Palermo spendono milioni di euro l’anno per infinite consulenze di Lombardo e amici e poi lasciano i Beni culturali, ovvero la unica nostra possibilità di uscire dalla crisi, a marcire, a morire, a scomparire. In un Museo come di quello di Kamarina, ma vale per Agrigento e Aidone, Siracusa (anzi no, per il Paolo Orsi di Siracusa parrebbe esserci un trattamento particolare) e Monreale, il personale deve essere più che sufficiente per garantire l’apertura sempre, h24, come si fa all’estero, in musei che non hanno il dieci per cento di quanto conserviamo noi in Sicilia nonostante generazioni di tombaroli e truffatori di ogni risma. Saranno finiti i soldi per le nuove assunzioni, si potrebbe replicare. Ed è probabilmente vero, ma allora troviamo una soluzione: potrebbe essere quella di impiegare giovani disoccupati per periodi determinati (ma si avrebbe poi il sacro terrore di creare categorie “socialmente utili” da regolarizzare prima o poi), potrebbe essere quella di impiegare l’esercito (forse una proposta eccessiva, mi rendo conto). Allora una soluzione nuova, almeno per quanto io possa ricordare: impieghiamo nei musei e nelle aree archeologiche, nelle chiese e nei monumenti importanti, tutti quegli impiegati – e ci si potrebbe limitare alla sola Regione Sicilia – che l’informatica ha reso superflui in uffici dove – in tutta onestà e senza voler offendere nessuno – si hanno grosse difficoltà a passare il tempo. Io sono convinto che tale soluzione porterebbe a tre possibili risultati: il primo, tenere aperti i luoghi turisticamente importanti con soddisfazione dei turisti e visitatori; il secondo, incrementare quel flusso turistico e quindi quello economico al punto tale che nel volgere di pochi mesi (al massimo anni) si potrebbe avere la possibilità di tornare ad assumere giovani attualmente disoccupati; il terzo: dare soddisfazione professionale e personale a gente che oggi non ha molto da fare e che pure vuole dare il proprio contributo alla rinascita del Paese. A questo punto qualcuno tra i lettori potrebbe anche sorridere della mia ingenuità. E invece io rimango della mia opinione. Scommettiamo?
© Riproduzione riservata