Cultura
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22/04/2008 12:45

Arancini on tour

di Redazione

Abbiamo deciso, mia figlia ed io, di “chiudere” la nostra estate facendo i turisti, in giro per Palermo. Chi abita in città, preso com’è dalla sua vita, dal lavoro, dalle cose, non pensa di riuscire a fare quello che normalmente devono fare i turisti, quelli che di qui passano e poi vanno altrove. Le due Palermo, giusto per semplificare, si corrispondono e si sovrappongono ma sono vissute in maniera differente: chi ci abita ha, in un certo senso, con sé un “traduttore di luoghi” che gli consente di vivere Palermo a propria misura; chi ci passa deve, pagando, delegare altri (le guide Routard o Michelin, i tour operators, gli uffici per il turismo) a tradurre, per proprio conto, semplificando. Da una parte la complessità della vita non consente di assimilare, a fondo, la propria storia; dall’altra lo scivolamento sulla pelle della città dà un’immagine della stratificazione che, però, non entra sottopelle e rischia di sbiadire. Io, qui, ci abito e mia figlia ci passa del tempo, ogni tanto; ma per avere una panoramica sulla città abbiamo scelto la via più breve e sintetica: il Citysightseeing.

Sì, quello: il bus con i posti allo scoperto, quello colorato (ma rosso, in prevalenza), che fa i due itinerari: centro storico e giardini pubblici. Credevo fosse un giro silenzioso, ognuno seduto al suo posto a commentare, guardare, fotografare e, come ci è capitato, farsi fotografare. No. Col biglietto viene fornita una cuffietta auricolare, tipo ipod o walkman, rossa. Che, una volta seduti, va infilata nell’apposita presa, scelta la lingua (si può optare per la propria, o per una straniera) e ascoltato l’itinerario quasi “in presa diretta”: la voce guida è quasi sincrona con quel che si vede. Mi pare una cosa intelligente. Io avrei fornito anche l’opzione “Palermo slang”, ma questa è un’altra storia. Fatto sta che abbiamo iniziato il giro sul bus A (linea rossa, ma tu guarda!) che attraversa il centro storico o, quantomeno, i monumenti più noti. La voce guida spiegava, noi guardavamo, il sole ci coceva: ad ognuno la sua parte. Poi siamo passati alla linea B (che sta per “blu”): ville e giardini.

Ora, è evidente, chi ha scritto il testo ha dovuto fare i conti con i tempi di percorrenza e la sincronia “spiegazione-monumento”, ma la voce registrata si lasciava andare anche a commenti faceti, ammiccanti e “leggeri” (per non annoiare l’ospite, lo capisco) e a descrizioni stereotipe della vita palermitana: il traffico, le chiacchiere per strada, i morti per mafia, la cassata, gli arancini. Già me lo vedo, tutti i palermitani che hanno letto “arancini” hanno fatto un sobbalzo di trenta metri e sono pronti a commentare il mio errore. E invece no, cari miei, è la voce guida del bus rosso (!) a ripetere ogni ora l’errore linguistico e siccome la voce è registrata, ovviamente, nessuno fa nulla per correggere il maschile in femminile. Abito qui da due anni, ma ne faccio anch’io una questione di stile, più che d’orgoglio. L’arancina, qui, è femmina. Ma tutti i turisti che hanno fatto il tour se la sono sentita recitare, in tutte le lingua, al maschile per poi venire corretti, me lo auguro, nei bar palerrmitani. Però, attenzione, le hostess sono di Palermo, gli autisti pure e lo è altrettanto l’ing. Alessandro che sovrintende il servizio di bus: per loro la cosa non conta molto?

Domenico Cogliandro

 

Fonte: Siciliainformazioni.com