Libero professionista o studio associato: cambia la copertura.
di Redazione
Un progetto firmato, un permesso a costruire ottenuto, un cantiere avviato. E poi, mesi dopo, una lettera dello studio legale del committente per una variante non concordata. Succede più spesso di quanto si pensi, e per un architetto significa una cosa sola: rispondere con il proprio patrimonio, se non c’è una copertura adeguata alle spalle.
Perché per gli iscritti all’albo non è un’opzione
Chi è iscritto all’albo degli architetti deve avere un’assicurazione professionale che copra i rischi dell’attività, comprese le richieste di risarcimento dei committenti. L’obbligo tutela il cliente, certo. Ma tutela anche il professionista, che altrimenti risponderebbe in prima persona, con la propria casa e i propri risparmi.
I rischi concreti
Errori di progettazione che portano a varianti in corso d’opera. Valutazioni sbagliate sulla fattibilità tecnica o economica. Ritardi nella documentazione per permessi e autorizzazioni. Contestazioni sulla direzione lavori quando il cantiere prende una piega diversa da quella progettata. Una polizza fatta bene copre anche le spese legali per difendersi — a prescindere da come va a finire la vertenza.
Il massimale giusto non è uno standard
Chi segue soprattutto ristrutturazioni residenziali ha un’esposizione diversa da chi lavora su edilizia pubblica o interventi di grandi dimensioni. Il massimale dovrebbe rispecchiare questo, non un numero uguale per tutti scelto per comodità.
Cosa chiede in pratica un committente
Sempre più spesso, prima di affidare un incarico, il committente — soprattutto se si tratta di un ente pubblico o di un’impresa strutturata — chiede di visionare la polizza RC dell’architetto, con particolare attenzione al massimale e alla data di scadenza. Non avere questa documentazione pronta, o avere una copertura chiaramente sottodimensionata rispetto al valore dell’opera, può significare perdere l’incarico ancora prima di iniziare a discutere il progetto.
Il collaboratore che sbaglia per conto tuo
Molti studi di architettura si appoggiano a collaboratori esterni per calcoli strutturali, pratiche catastali o rendering. Se la polizza non prevede espressamente la copertura per l’operato di questi collaboratori, un loro errore può comunque ricadere sulla responsabilità del titolare dello studio, che ha firmato il progetto, senza che la polizza intervenga a coprirlo. È una delle clausole più importanti da controllare, e tra le più facili da trascurare in fase di sottoscrizione.
Il progetto condiviso con altri professionisti
Nei progetti più articolati, l’architetto lavora spesso fianco a fianco con un ingegnere strutturista, un impiantista, a volte un geologo per le indagini sul terreno. Quando l’errore riguarda l’interfaccia tra le diverse competenze — un dettaglio architettonico che non tiene conto di un vincolo strutturale, ad esempio — stabilire le responsabilità diventa più complesso, e coinvolge quasi sempre più di una polizza contemporaneamente. Sapere in anticipo come la propria copertura si comporta in questi scenari di responsabilità condivisa evita brutte sorprese quando la contestazione arriva.
Concorsi di progettazione e appalti pubblici
Partecipare a un concorso di progettazione o a una gara d’appalto pubblica richiede quasi sempre di dimostrare, tra i requisiti di partecipazione, di avere una copertura RC con un massimale minimo stabilito dal bando. Non è raro che questo massimale sia più alto di quello sottoscritto per l’attività ordinaria, ed è un aspetto da verificare con anticipo, non a ridosso della scadenza per la presentazione della domanda.
Libero professionista o studio associato: cambia la copertura
Chi esercita come libero professionista individuale risponde con il proprio patrimonio personale in caso di sinistro non coperto, mentre chi lavora all’interno di uno studio associato o di una società tra professionisti può contare, a seconda della forma societaria scelta, su una separazione più netta tra patrimonio personale e patrimonio dello studio. Questo non riduce la necessità di una polizza adeguata — anzi, negli studi associati la copertura va spesso dimensionata sul volume complessivo di attività di tutti i soci, non sul singolo professionista.
Il momento in cui vale la pena aumentare il massimale
Un massimale scelto all’inizio della carriera, quando i progetti seguiti erano di piccola entità, difficilmente resta adeguato per anni. Passare da ristrutturazioni residenziali a interventi più impegnativi — un condominio, un piccolo complesso commerciale — comporta un salto nel valore economico esposto che la polizza dovrebbe seguire. Molti professionisti si accorgono di questa discrepanza solo quando è già in corso un progetto importante, il momento peggiore per rinegoziare le condizioni con la propria compagnia. Fare una revisione del massimale ogni volta che cambia in modo significativo la tipologia di incarichi accettati evita di trovarsi scoperti proprio quando il rischio è più alto.
Una copertura generica, su una professione con rischi così specifici, spesso non basta. Meglio confrontare le opzioni pensate apposta per il settore su una polizza pensata per la professione di architetto, valutando massimali, franchigie e retroattività in base al proprio volume di lavoro.
L’errore può capitare — fa parte di un mestiere complesso. Quello che si può evitare è che diventi un problema personale molto più grande di quanto sarebbe dovuto.
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