Attualità
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06/03/2008 10:35

Ars, la macchina non cammina, ma tutti vogliono zomparci dentro

di Redazione

Sarebbe di qualche utilità sapere come i candidati onorevoli e i loro partiti intendano fare funzionare una macchina arrugginita, sotto certi aspetti inservibile, qual è il Parlamento regionale. Corrono per saltarvi sopra investendo denaro e passione, senza chiedersi se provando a metterla in moto, la macchina partirà, e se perciò va cambiata, rimessa a nuovo o mandata al macero.

Si comportano come se l’unico problema fosse quello di accaparrarsi un posto, magari sul sedile anteriore o alla guida. Quando eravamo ragazzi, c’era sempre qualcuno a mare in vena di spiritosaggini che si rivolgeva al bagnino per pregarlo di spostare l’onda perché potesse tuffarsi.

L’impressione che gli onorevoli candidati danno è proprio questa, vogliono tuffarsi senza l’onda. Concediamo loro le attenuanti generiche, e cioè il sovrapporsi delle competizioni, le urgenze del momento (deroghe, selezioni, piazzamenti in lista), la composizione e ricomposizione di partiti freschi di giornata), ma resta il peccato, affatto veniale, di ignorare l’agibilità del Parlamento, la sua capacità di fare ciò per il quale è nato: le leggi, il controllo dell’attività di governo, l’elaborazione di proposte ed iniziative utili alla gente.

In una agenda delle cose da fare, ancor prima dei programmi, bisogna preoccuparsi dei mezzi che permettano ai programmi di essere attuati. Il migliore progetto politico è destinato a rimanere carta stracciata se non esistono gli strumenti per attuarlo, se non ci si pone una questione essenziale: come fare funzionare la macchina. I modi per rimetterla in moto sono tanti, l’importante è metterci mano.

Chiunque voglia guarire da una malattia deve compiere un passo essenziale, avere coscienza di esserne affetto. Ecco perché in questa fase occorre almeno che si prenda coscienza della malattia e si illustrino le cure agli elettori, cui spetta di decidere a quale medico affidarsi per avere un Parlamento in buona salute.

Si può cominciare da alcuni quesiti elementari: quali spazi decisionali restano al Parlamento ed al Governo regionale in un contesto globalizzato, europeo, nazionale, che sembra inghiottire ogni giorno di più i margini di scelta?

Quali spazi di attività può offrire il Parlamento regionale ad un deputato che voglia fare bene il suo mestiere? Che cosa fare di regole che affidano al Parlamento compiti e funzioni che spettano al governo e, viceversa, consegnano al governo decisioni che dovrebbero essere affidate al Parlamento?

Quali mezzi e strumenti vanno promossi perché l’autonomia siciliana possa essere esercitata entro gli ambiti che sulla carta lo Stati concede e costituire un credibile strumento di modernizzazione dell’Isola?

Scendendo in concreto, facciamo qualche rozzo esempio: le commissioni legislative si contendono le risorse disponibili, ben poca cosa, mentre il Governo decide la destinazione dei fondi europei e ne cura la utilizzazione.

Il Parlamento se ne va a casa se il Presidente della Regione si dimette perché ha contratto la tosse canina e deve cambiare aria, mentre la mozione di sfiducia dei deputati molto critici sull’attività di governo, manda a casa governo e Parlamento, e può essere approvata solo con la maggioranza assoluta dei voti.

Una punizione per i controllori. Il potere di controllo, efficace e tempestivo, il Parlamento regionale non lo affida all’opposizione ma al commissario dello Stato, cioè a un prefetto, cui spetta di esaminare la compatibilità delle iniziative parlamentari con le norme costituzionali e le leggi nazionali. E’ una peculiarità Sicilia, terra della specialità autonomistica.

L’inventario delle incongruenze potrebbe proseguire; fermiamoci qui e voltiamoci indietro. Il bilancio della legislatura, traumaticamente interrotta, è avvilente: deputati che presentano valanghe di disegni di legge mai discusse, o promuovono interrogazioni, interpellanze e mozioni cui non segue un confronto d’Aula se non in casi sporadici.

L’attività legislativa è una irritante ammuina, l’attività di controllo uno sgomitare ambiguo e talvolta maldestro.

Le responsabilità non sono tutte uguali? Chi possiede una maggioranza ne ha di più, ma le regole non aiutano, allo stato, né le maggioranze né le opposizioni, a fare la loro parte. Perché le istituzioni funzionino, occorre una “politica delle regole”: la riforma dello statuto, della legge elettorale e del regolamento interno dell’Assemblea, altrimenti la competizione sotto vuoto fra Governo e Parlamento si mangerà la prossima legislatura, perché il tiro alla fune, attraversando partiti e coalizioni, produrrà altro empasse.