Attualità Cementificazione

Siracusa candidata a uscire dall'Unesco

Sotto accusa la creazione di un secondo porto turistico

Siracusa - A rischio il riconoscimento Unesco per la città di Archimede. Dopo aver lanciato invano l'allarme, Italia Nostra ha inviato una missiva ai vertici del «World heritage centre» di Parigi, oltre che ai responsabili italiani che fanno capo al gruppo interministeriale Unesco, con la quale si denuncia la situazione aretusea.

«Siamo preoccupati per il mantenimento del riconoscimento - afferma la presidentessa nazionale dell'associazione, Alessandra Mottola Molfino -. Oggi la permanenza di Siracusa nella lista delle città "patrimonio dell'Umanità" è seriamente in bilico. Il motivo è legato alla decisione dell'amministrazione comunale di costruire un secondo porto turistico in un luogo unico qual è il Porto grande di Siracusa. Una calata di cemento su uno dei punti più suggestivi del mondo, che abbiamo il dovere di impedire. Per questo chiediamo all'Unesco di intervenire, di inviare la sua commissione per verificare quanto sta accadendo in una delle più belle città al mondo».

La lettera firmata dal vertice di Italia Nostra denuncia appunto lo «scempio» ai danni della costa e dello scorcio di mare cantato da poeti e storici. Ma non solo. L'associazione ambientalista contesta il silenzio delle amministrazioni preposte alla gestione del territorio nei confronti di un progetto che comprometterebbe la valenza storica e paesaggistica di Ortigia, e dunque dell'intera città.

La decisione di avviare il progetto, infatti, stride con l'articolo 172 della convenzione Unesco che obbliga il Comune, così come la Regione e il ministero ai Beni culturali, di informare la commissione della World heritage list su eventuali progetti. Così come stride con la legge speciale a Ortigia, varata dalla Regione nel 1988, che impone una tutela peculiare dell'isolotto.

Tuttavia, se Italia Nostra parla di «speciale protezione da parte della Regione» per questa zona, come mai il rappresentante regionale ha dato benestare al primo progetto del porto turistico? «Il rischio - prosegue la presidentessa Mottola Molfino - è di interrare il mare e permettere la realizzazione di costruzioni pari a 9 campi da calcio in luogo della costa».

Un assalto a una delle aree più belle e incontaminate del litorale italiano, un unicum mondiale come evidenzia Italia Nostra. Dove ancora oggi è possibile leggere i segni della storia della città e godere di una vista mozzafiato sospesa tra terra e mare, magnificato da Tucidide, Diodoro Siculo e Cicerone.

«Questo è stato il luogo in cui, nel 412 a.C., si svolse l'epica battaglia navale tra Atene e Siracusa - aggiunge Lucia Acerra, presidentessa della sezione aretusea dell'associazione - e dove decine di triremi greche affondarono. Costruirvi alberghi e posti-barca è una vergogna». Il sindaco di Siracusa, Roberto Visentin, respinge le accuse. «Sono dati esagerati. Tutti e due i porti hanno un riempimento di 52 mila metri quadrati, poco più di 6 ettari, su uno specchio d'acqua di 700 ettari, quindi meno dell'1% della superficie del mare».

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Visentin fuga i dubbi e le perplessità e spiega l'iter dei porti turistici. «Uno è già in corso di realizzazione. Ha ottenuto tutti, e dico tutti, i permessi e le autorizzazioni. L'altro progetto non è approvato, ha passato solo la prima fase della Conferenza dei servizi, prevista dalla legge nazionale Burlando.

Detto ciò bisogna aspettare tutto l'iter per il progetto esecutivo, solo dopo, concluso il parere della Conferenza dei servizi si possono completare le varie fasi e occorre almeno un altro anno e mezzo».

Il sindaco afferma che i due porti occupano una superficie nella zona più degradata del porto. «E sono progetti - aggiunge - che danno lavoro. Il secondo porto turistico, tra l'altro, può essere modificato per renderlo più compatibile con il territorio. Gli ambientalisti e Italia Nostra enfatizzano, sono attacchi demagogici e politici».

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