Giudiziaria Litigi letterari

Cacopardo perde la causa contro Camilleri

Il primo si sentiva deriso dal secondo

Parma - Nessun ritiro dalle librerie delle coipie invendute e nessuno stop alle pubblicazioni per il romanzo storico "Il nipote del Negus" di Camilleri. Lo ha stabilito il giudice del tribuinale civile di Parma Massimiliano Ranzano che ha respinto il ricorso d'urgenza presentato dallo scrittore Domenico Cacopardo, orgine siciliane ma da anni residente a Parma. Secondo Cacopardo il romanzo contiene citazioni diffamatorie nei suoi confronti. "Dovremo valutare le motivazioni prima di andare avanti con una causa di merito. Leggeremo con attenzione l'ordinanza e decideremo", ha commentato alla Gazzetta di Parma il difensore di Cacopardo Giovanni Franchi.

La denuncia

Scrittore contro scrittore. Anzi, scrittore siciliano contro scrittore siciliano. Non accade in un libro a nella realtà: il tribunale civile di Parma è stato costretto a  pronunciarsi in merito all'accusa che Domenico Cacopardo, scrittore d'origine piemontese ma che ha vissuto l'infanzia in Sicilia a Letojanni (di cui era originario il padre), ricevendone i tratti d'una profonda "sicilianità", ha rivolto al collega in letteratura e "conterraneo" Andrea Camilleri.

Cacopardo, magistrato del Consiglio di Stato in pensione e da anni residente a Parma, ritiene infatti di essere stato diffamato dal "padre" di Montalbano in alcune pagine del suo romanzo di tipo "storico", "Il nipote del Negus" (mentre l'ultimo a essere pubblicato, pochi giorni addietro, è "Il sorriso di Angelica").

Nel romanzo si menziona un certo Cacopardo, in questi termini: «Persona attendibile anche se un poco chiacchierato (è fissato di essere un grande scrittore e consuma il suo stipendio pubblicando romanzi a sue spese)». Il Cacopardo in questione non si chiama però Domenico, ma Aristide, ed è controllore di biglietti sulla linea ferroviaria Palermo-Vigata nel corso del ventennio fascista.

Secondo il legale di Domenico Cacopardo, l'avvocato Giovanni Franchi, nel "controllore" si potrebbe ravvisare il suo cliente: «Secondo la giurisprudenza, infatti, non è necessario che il nome altrui venga usurpato nella sua interezza per ottenere l'inibitoria. Quale scrittore – ha dichiarato Franchi in un'intervista – non viene danneggiato dal fatto che un altro, e forse ancora più famoso, scrive di lui che paga per veder pubblicati i propri romanzi?».

Nello specifico, Cacopardo chiedeva che fosse sospesa la pubblicazione del libro in questione, e che venissero ritirate tutte le copie non ancora vendute. 

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