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La Sicilia di Tiburzio Spannocchi

I Vicerè

Tiburzio Spannocchi fu un grande ingegnere militare italiano al servizio della Monarchia Spagnola tra la seconda metà del Cinquecento e la prima decade del Seicento.

Nacque a Siena nel 1541.

Il suo successo iniziò nel 1575 quando il generale delle galere pontificie di levante, Marco Antonio Colonna, fu nominato viceré della Sicilia da Filippo II, re di Spagna. Dal 1575 al 1578 lo Spannocchi lavorò, su incarico del viceré, a un progetto ambizioso: una descrizione delle marine del Regno di Sicilia.

Qualche anno fa, ricercando presso la Biblioteca Nazionale di Madrid, mi capitò per caso fra le mani il suo preziosissimo manoscritto (MSS 788) e ne rimasi letteralmente affascinato. Richiesi copia microfilmata dell'originale e tuttora non finisco, dopo un attento studio, di apprezzare non solo la squisita fattura ma anche l'importanza delle informazioni in esso contenute. Notizie fondamentali per chi, come me, ha dedicato il suo tempo a ricostruire la storia del nostro passato.

Il grande umanista trovò in Filippo II prima e nel figlio, Filippo III, poi, gli estimatori sapienti del suo genio che fu, oltre che universale, un genio squisitamente italiano. Il prodotto di un'area, la Toscana, che in un'epoca particolarmente fortunata e felice si era imposta all'attenzione del mondo per la bellezza e l'eleganza delle sue costruzioni, per l'arditezza del suo pensiero, per la ricchezza della sua inimitabile arte.

L'opera "Descripción de las marinas de todo el reino de Sicilia" porta la data del 1596. E' uno studio "Dirigido al príncipe don Felipe, nuestro señor" per cui è ragionevole pensare di essere stato sottoposto proprio in quell'anno all'attenzione del futuro re Felipe III, cui, in effetti, è dedicato, sebbene fosse stato compilato, parecchio tempo addietro, sotto il regno del padre, Felipe II.

E' un documento prezioso, bello da vedere come una splendida miniatura. Per la prima volta nella storia dell'isola un cartografo ne disegnava puntualmente le coste.

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Lo Spannocchi nel suo lavoro non si preoccupa solo di rilevare le marine, fornisce bensì informazioni esatte sui presidi presenti a difesa del territorio. Per ciascuna torre, per ogni avamposto, per qualsiasi semplice caricatore rileva il numero degli addetti, la loro retribuzione, le loro mansioni, il loro equipaggiamento. Sulla scorta delle tabelle di conversione monetaria e dei pesi e delle misure vigenti in ogni territorio da lui visitato, esprime valutazioni, stime. Consiglia al re di Spagna opere di manutenzione, dove ritiene lo stato delle fortificazioni esistenti soddisfacente e buono. Laddove le fortificazioni esistenti gli appaiono insufficienti o superate, lo Spannocchi suggerisce invece la costruzione di nuove torri e nuovi scali, la creazione di piattaforme, di bastioni e di parapetti allo scopo di difendere meglio le piazzeforti e i castelli e schierare, perciò, una visibile e dissuasiva presenza di uomini armati e mezzi. Soprattutto in prossimità dei caricatori (nel caso nostro del caricatore di Pozzallo dal quale partiva il grano destinato a soddisfare una buona parte della domanda del Mediterraneo occidentale), spesso obiettivi privilegiati dagli assalti dei pirati barbareschi.

Senza tema di essere smentito, posso tranquillamente affermare che lo Spannocchi misurò il litorale siciliano a palmo a palmo, anche se raramente sbarcò dalla sua goletta laboratorio. Di ogni città o centro importante disegnò a tempera delle piccole mappe con i loro palazzi e i riferimenti principali perché il re di Spagna, su señor, potesse avere non solo un'idea numerica ma anche visiva e plastica dei lontani territori a lui soggetti.

Il risultato è particolarmente interessante e moderno.

A proposito del litorale ragusano (che abbracciava la fascia costiera compresa tra la foce del fiume Irminio e quella dell'Ippari), lo Spannocchi, pur ammettendo che i bassi fondali fossero una protezione naturale contro eventuali sbarchi (la storia si ripete a distanza di secoli!), aveva progettato di erigere ben quattro torri a difesa del territorio nei punti più elevati di questo, ritenendo insufficiente l'unica torre esistente. E proprio una di esse la aveva ubicata a Punta Secca dal cui scalo si esportava calce verso la vicina isola di Malta. Di ben altre due torri in più lo Spannocchi voleva dotare il nostro litorale sciclitano, facile ricettacolo di pirati per la presenza di una costa molto frastagliata e ricca di anfratti. Altre due torri ancora aveva in mente, invece, di erigere tra La Marza e Pozzallo e una sulla punta Cerciore, dove il grande cartografo riteneva utile impiantare addirittura una tonnara.

Grano soprattutto e cereali in genere, vino, calce, cannamele(canna da zucchero), un'industria del tonno, sale e prodotti caseari, la Sicilia descritta dallo Spannocchi è veramente un paradiso da tutelare, una terra del mito con i suoi paesaggi solari e tranquilli impreziositi da fortezze e castelli disseminati lungo arenili sabbiosi o arroccati sulle colline più interne.

Il manoscritto non era stato concepito dallo Spannocchi per essere divulgato e stampato in molteplici esemplari, era stato redatto, invece, per un solo lettore, il sovrano, e per questo fu considerato da subito oggetto di segreto di stato.

Lo Spannocchi purtroppo dovette lasciare l'isola molto presto per Madrid. Il grande ingegnere italiano era stato chiamato ad alti incarichi da Felipe II, diventando, in seguito, il suo più autorevole ingegnere e consulente militare.

Per questo motivo, anche se completo in tutte le sue parti, questo originale e fantastico portolano non fu mai veramente terminato.

Il grande scienziato viaggiò per quasi quarant'anni in lungo e in largo per tutte le terre del regno, dovunque era necessario progettare un forte, un porto, un attracco, delle opere a difesa degli interessi della Corona spagnola.

Fu insignito nel 1601 da Felipe III del massimo riconoscimento mai tributato a un tecnico del suo tempo, e cioè del titolo di "Ingeniero Mayor de los Reinos de España" cui tanto aveva aspirato.

Dopo aver fondato a Madrid nel 1582 una scuola di valorosi ingegneri (Catédra de Mathemáticas y Arquitectura Militar) alla quale lo stesso Felipe II aveva aderito dando un personale contributo nel progettare la pianta di Aranjuez, si spense a soli 65 anni e fu sepolto nella chiesa dei "Clérigos Menores"(1) della giovane capitale spagnola.

Tiburzio Spannocchi resta forse il più grande cartografo dell'era moderna.

Grazie alla sua importantissima "descrizione" della marina siciliana oggi è possibile capire, ricostruire e ritrovare un mondo ritenuto irrimediabilmente perduto e che, dopo il terribile terremoto del 1693, difficilmente si sarebbe potuto tramandare.

A lui il grande plauso, dunque, di averlo salvato. Di essere stato un testimone e un osservatore prezioso e intelligente del suo tempo.

(1) La fondazione dei "Chierici regolari Minori" fu istituita a Napoli nel 1588 da padre Francesco Caracciolo con il pio desiderio di orientare i chierici verso un'adorazione giornaliera e costante al Santissimo Sacramento, di suscitare un'attenzione speciale nei confronti del ministero sacerdotale e d'incoraggiare speciali vocazioni a compiere opere di misericordia.

Molto vicina alla spiritualità dei Chierici Regolari Teatini o alla Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri, la fondazione fu ospitata a Madrid nella casa e nella chiesa del celebre "Caballero de Gracia", di cui poi divenne erede per testamento.

La chiesa del "Caballero de Gracia" è una delle chiese più antiche di Madrid. Attualmente si trova proprio alle spalle dell'edificio "Metropolis" che apre il tratto iniziale della famosissima "Gran Vía".  

Crediti:

Estudio histórico del Cuerpo de Ingenieros del Ejército. Madrid, 1911. Reedición facsímil de la Inspección de Ingenieros, 1987. Tomo I, página 5.

Alicia Cámara Muñoz. Tiburzio Spannocchi, ingeniero mayor de los reinos de España. Revista de la Facultad de Geografía e Historia, núm.2, 1988, págs. 77-90.

Corradina Palto. Tiburzio Spannocchi. Una cartografia per la conoscenza e il dominio del territorio nel secolo XVI, Istituto geografico militare, Firenze, Suppl. al n. 6/2001 della Rivista "L'universo".      

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