Attualità Panico collettivo

Terremoto. La paura che il Big One colpisca la Sicilia orientale

Studiosi contro

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Catania - «Il Sud Italia dopo l’Emilia-Romagna: uno studio sostiene che da qui a due anni un terremoto dagli effetti devastanti - si parla di magnitudo 7.5 - colpirà presto il Meridione. Particolarmente a rischio la Sicilia orientale. Un cataclisma dagli effetti simili a quelli che colpirono il Val di Noto nel 1693, radendo al suolo le città di Catania, Siracusa e Ragusa»: da settimane sul web è un rincorrersi di notizie allarmistiche, condite con uno scontro fra studiosi. Da una parte Alessandro Martelli, direttore dell’Enea di Bologna il quale spiega che, applicando un algoritmo - sviluppato delll’Istituto di fisica teorica di Trieste - a tutti i terremoti che si susseguono su determinate aree, si possono notare eventuali anomalie che poi vengono analizzate e verificate. «E’ stato così, all’inizio dell’anno, per l’Emilia - dice Martelli -. Ovviamente non abbiamo tenuto la notizia per noi, ma abbiamo allertato le autorità competenti. E’ così, secondo i nostri calcoli, anche per il Sud Italia».

A Martelli ha subito replicato Stefano Gresta, presidente dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) e docente di geofisica all’Università di Catania, il quale ha smentito le tesi dello studioso bolognese. Il botta e risposta ha ovviamente avuto ampia eco sui media.

«Ho poco da dire ancora - spiega adesso Gresta -. Vivo a Catania dal 1980; ho sempre avuto ben presente la pericolosità sismica di quest’area e il fatto che il “Big One”, da quel lontano 1693, prima o poi si ripeterà. Ancor prima del terremoto di Santa Lucia del 1990, assieme a un manipolo di persone di buona volontà (tra cui Paolino Maniscalco ed

Ennio Costanzo) abbiamo lavorato accanto al compianto professor Giovanni Campo in tutta una serie di iniziative nelle scuole, presso le amministrazioni, con raccolte di firme e presentazione di disegni di legge (nel periodo in cui Campo fu senatore della Repubblica). Il tutto volto ad avviare una sana e necessaria politica di prevenzione. In altre parole,

ristrutturazione, adeguamento e messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico e privato; ovviamente anche degli impianti industriali. Il terremoto si esorcizza potenziando gli edifici».

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«E’ questa un’opera che deve essere intrapresa alla luce dei contenuti della Carta della Pericolosità del territorio nazionale. Prima si inizia e meglio è, ma senza l’assillo che il verificarsi del

“Big One” sia vicino (sei mesi? un anno? due?). L’algoritmo utilizzato per tale “previsione” si è dimostrato altamente inaffidabile nel corso dei 10 anni di utilizzo sul territorio italiano (decine di  falsi allarmi, ma soprattutto le mancate previsioni di molti forti terremoti, tra cui L’Aquila). Cosa facciamo? Svuotiamo

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tutta la Sicilia orientale e poi stiamo ad aspettare...? ».

 

Lei ha preso le redini dell’Ingv dalla fine di marzo. E il suo è stato un battesimo di fuoco...

 

«Direi di sì. Dal punto di vista dei fenomeni sismici e vulcanici non è mancato quasi nulla: dalle eruzioni dell’Etna di marzo e aprile al terremoto di Palermo del 13 aprile; dalla lunga sequenza sismica ancora in atto nel Pollino, alla sequenza sismica in Pianura Padana».

 

Ma anche dal punto di vista organizzativo sono state settimane intense

 

«Abbiamo terminato la sottomissione dei prodotti dell’Ingv all’Anvur (l’Agenzia di valutazione del sistema universitario): per la prima volta gli enti di ricerca saranno giudicati in funzione della qualità dei prodotti dei loro lavori. E’ stato un percorso lungo, ma sono fiducioso nelle capacità di ricercatori e tecnici Ingv per spuntare un buon giudizio, che poi si rifletterà sui finanziamenti futuri».

«In questi giorni, poi, il Consiglio Scientifico dell’Ingv è in visita alla Sezione di Catania, per verificare la bontà delle ricerche, la qualita dei laboratori e delle reti strumentali, l’efficienza della

sala operativ, in un ampio confronto con i ricercatori».

«Io - continua Gresta - sto invece seguendo in prima persona i lavori della commissione paritetica Ingv-Dipartimento della Protezione civile per la stesura

di accordi di collaborazione. Sono in dirittura di arrivo anche i progetti di ricerca sismologici e vulcanologici Ingv- Dpc. Due milioni di euro, di cui il 60% andrà alle universita, per sei progetti.

Proprio di questi si sentiva la mancanza: era dal 2009 che non si aveva l’opportunità di far lavorare assieme su un progetto ricercatori Ingv e universitari».

 

Uno dei capitoli più spinosi: quello dei precari...

 

«Su questo fronte stiamo perfezionando il testo di un accordo per garantire continuità di rapporto al personale precario “stabilizzando”. E’ un confronto serrato. Mi auguro che con un pizzico di buon senso da parte di tutti, si possa riuscire a breve ad inoltrare il testo ai ministeri competenti. Abbiamo anche suggerito al Miur di proporre due emendamenti al decreto ”Terremoto Emilia”: uno per un finanziamento straordinario a supporto delle reti strumentali e delle sale operative, l’altro per un primo allargamento della “pianta organica” dell’Ingv. Questo è un passaggio fondamentale per l’immissione in ruolo di ricercatori e personale tecnico-amministrativo attualmente a tempo determinato».

La Sicilia 


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