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29/03/2026 21:32

ASP Ragusa, ferie non godute e liquidazioni a raffica. C’è anche il direttore amministrativo Cicero

23 mila euro al direttore amministrativo dell’ASP, Massimo Cicero.

di Gabriele Giannone

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Ragusa – Un conto sempre più salato quello che l’Asp è costretta a pagare per ferie non godute dai suoi dipendenti. Non più episodi isolati ma una sequenza di casi che solleva interrogativi sulla gestione interna. Non c’è austerity che tenga all’Azienda sanitaria provinciale di Ragusa la cui monetizzazione delle ferie non godute continua a emergere come una pratica diffusa, confermata da atti amministrativi e vicende sempre più rilevanti.

Uno dei casi più significativi riguarda l’attuale direttore amministrativo dell’ASP, Massimo Cicero, all’epoca dei fatti dirigente del settore economico-finanziario dell’Ente. La vicenda prende avvio da un ricorso presentato dallo stesso Cicero al Tribunale del lavoro di Ragusa per ottenere la monetizzazione delle ferie residue maturate e non fruite alla cessazione del rapporto di lavoro. Secondo quanto emerge dagli atti in possesso di Ragusanews, il dipendente – poi divenuto dirigente apicale dell’azienda – aveva richiesto il pagamento di 66 giorni di ferie non godute. L’ASP, inizialmente, aveva deciso di costituirsi in giudizio per resistere al ricorso. Successivamente, però, l’Ente ha scelto di cambiare strategia.

Con una nuova deliberazione, l’Azienda ha infatti optato per una soluzione transattiva, impegnandosi a corrispondere integralmente la cosiddetta “sorte capitale”, staccando al suo dirigente del settore economico e finanziario un assegno di circa 23 mila euro, evitando ulteriori spese legali e interessi.

La prassi si ripete. La questione era stata sollevata, tempo addietro, anche da RagusaNews, che ha parlato apertamente di una “scorciatoia che costa”, segnalando come negli anni diversi dipendenti abbiano ottenuto la liquidazione delle ferie residue, con importi anche rilevanti.

Il caso eclatante, stavolta, sono sette mesi di ferie non godute fino alla pensione.

Il provvedimento che fa discutere lo propone la struttura delle risorse umane retta ad interim dal dirigente Giovanni Tolomeo, già noto ai lettori di questo giornale per la vicenda di un concorso che ha per protagonista la figlia. L’atto amministrativo riguarda una dipendente dell’ASP, in servizio dal 2007 e andata in pensione nel febbraio 2026. La lavoratrice ha chiesto la monetizzazione delle ferie residue non godute.

Il settore delle risorse umane ha, quindi, riconosciuto il diritto alla liquidazione di ben 168 giorni di ferie non fruite, per un importo complessivo di 16.451,00 euro lordi. Un dato che colpisce non solo per la cifra, ma soprattutto per la quantità di giorni accumulati: quasi sette mesi di ferie non godute. Un caso che pone una domanda inevitabile: com’è possibile arrivare alla pensione con un accumulo così elevato senza che venga rilevato o gestito per tempo? Una dinamica che, pur trovando giustificazione in situazioni particolari – come malattia o cessazione del rapporto – appare ormai ricorrente.

Il mancato godimento delle ferie diventa una prassi di premialità economica per il dipendente che la Legge non contempla.