Il trucco di non andare in ferie prima della pensione per monetizzare le giornate
di Gabriele Giannone
Ragusa – Ferie che dovrebbero essere obbligatoriamente fruite e invece, troppo spesso, finiscono per trasformarsi in spesa pubblica. Un meccanismo che la normativa prova a chiudere da anni, ma che continua a riaffacciarsi nelle carte ufficiali. I casi all’Asp di Ragusa.
Non si tratta di episodi marginali. Tra il 2023 e il 2025, dagli atti pubblicati all’Albo Pretorio dell’azienda sanitaria provinciale affiorano pagamenti per migliaia di euro, liquidati a fine rapporto di lavoro. Un meccanismo che la normativa nazionale prova a bloccare da oltre dieci anni, ma che nei fatti continua a rappresentare costi per le tasche degli enti pubblici territoriali.
Il punto è semplice: se un’ASP paga ferie non godute del lavoratore (medico, sanitario, amministrativo), nella maggioranza dei casi non è una “fatalità”, ma la spia di una programmazione assente, controlli deboli e responsabilità dirigenziali che restano sulla solo carta.
Nel 2023 vi è ad esempio un caso di un dipendente che va in pensione con 26 giorni di ferie non godute.
Nella determinazione dirigenziale, la n. 318 del 16 maggio 2023, la spesa supera i diecimila euro. Ma i casi analoghi sono anche nel 2024 e nel 2025.
Nel 2025, l’Asp di Ragusa liquida ancora ferie non godute (31 giorni) a un dipendente che va in pensione. Nelle deliberazioni aziendali compare anche una liquidazione di ferie non godute per una dipendente a tempo determinato (periodo 01/05/2024–10/06/2025), con richiesta di monetizzazione di 31 giorni residui.
L’atto quantifica: € 2.437,27 lorde per l’indennità sostitutiva ferie non godute (31 giorni), una spesa complessiva con oneri e IRAP pari a € 3.224,50.
La delibera richiama esplicitamente la norma-chiave: D.L. 95/2012, art. 5 comma 8, che vieta la monetizzazione e soprattutto inchioda la responsabilità: “La violazione… è fonte di responsabilità disciplinare ed amministrativa per il dirigente responsabile”.
A questo punto, sorge spontanea la domanda: chi risponde, e quanto vale il “buco ferie”? La legge non si limita a dire “non si può”: dice anche che se accade, il dirigente responsabile risponde. E allora le domande, diventano obbligate: quante liquidazioni di ferie non godute ha pagato l’ASP Ragusa tra 2023 e 2025? Quanti casi rientrano davvero nelle eccezioni (maternità obbligatoria, malattia, decesso, inidoneità)?
Perché se non si arriva lì, resta solo una costante: paga l’Asp, quindi paga la comunità.
Le eccezioni sono tassative: maternità obbligatoria, grave malattia, infortunio, inidoneità permanente, decesso. Fuori da questi casi, pagare ferie non godute è un danno erariale.
Senza questi dati, il rischio è che la monetizzazione delle ferie diventi un costo strutturale nascosto, mentre ai cittadini si chiede di accettare disservizi, riduzioni e tagli alla sanità.
© Riproduzione riservata