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23/02/2026 23:20

ASP Ragusa, la selezione che premia la figlia del responsabile Risorse umane. Appaiono firme, cambiano date, si trasformano graduatorie

Cronaca di una rettifica che solleva più domande che risposte

di Gabriele Giannone

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Ragusa – Doveva essere una rettifica. Un chiarimento puntuale. Una smentita netta. E invece, come spesso accade nelle vicende amministrative più intricate, la nota dell’avvocato Giovanni Tolomeo, plenipotenziario dirigente con incarico ad interim alla Uoc delle risorse umane, finisce per aprire nuove crepe in un quadro che già appariva ferito.

Il caso è quello della delibera n. 101 del 22 gennaio 2026, relativa alla selezione per assistenti amministrativi all’Asp di Ragusa. Una procedura già finita sotto la lente per i tempi stretti di selezione, per le graduatorie “strategiche” e le coincidenze familiari. Fra queste la circostanza che la figlia del Direttore delle Risorse umane dell’Asp avv. Giovanni Tolomeo arrivi seconda in graduatoria in attesa di essere destinata a progetti PNES ritenuti più remunerativi rispetto all’incarico standard da 23 mila euro lordi annui previsto per il vincitore primo classificato.

Una buona prospettiva per Alessandra Tolomeo, figlia d’arte.

Ora, grazie alla rettifica, si aggiunge un nuovo capitolo: quello delle firme.

Nella nota di rettifica al nostro giornale si legge che la delibera non sarebbe stata firmata dall’avvocato Tolomeo, ma dalla dirigente sostituta, la dottoressa Maria Schininà, “come da atto completo di firme che si allega”.

E qui la storia si complica. Perché l’atto pubblicato all’Albo Pretorio — quello che per legge produce pubblicità legale — non riportava firme visibili. Quello inviato successivamente alla redazione, invece, sì.

Esistono quindi due versioni dello stesso provvedimento. Una senza firme. Una con firme “inserite”. La domanda, inevitabile, è quasi banale: quale delle due è l’atto ufficiale? Quale produce effetti giuridici? Vuol dire forse che all’albo pretorio ci sono atti incompleti, come rileva nella rettifica l’avvocato Tolomeo?

Perché in diritto amministrativo le sfumature contano. E contano molto.

Nel documento che lo stesso avvocato Tolomeo ci invia, le firme appaiono come semplici righe di testo, inserite nel corpo del PDF come qualunque altro passaggio del documento. Ma un atto digitale, nel 2026, non è un foglio Word trasformato in PDF. Un provvedimento valido ai sensi del Codice dell’Amministrazione Digitale dovrebbe contenere tracce tecniche inequivocabili: un certificato verificabile, uno strato crittografico, una firma digitale riconoscibile dai software di verifica, una marca temporale certa.

Qui nulla di tutto questo è visibile. Non è un file .p7m. Non è un PDF con firma digitale verificabile.

È un documento “piatto”, con firme dattiloscritte.

Questo non significa automaticamente che l’atto sia invalido. Ma significa che una domanda resta sospesa: esiste una versione firmata digitalmente, conforme al CAD, e perché non è quella resa pubblica?

Il punto, in fondo, non è chi abbia firmato. È come.

Poi c’è la questione delle date. Emerge un calendario “elastico” a leggere le carte. E le date, in una procedura pubblica, sono tutto. L’avviso pubblico indica il 7 gennaio 2026 come data per i colloqui. La delibera indica invece l’8 gennaio come data per i colloqui. La rettifica inviata al nostro giornale introduce una terza data per i colloqui: il 12 gennaio. Tre date per una sola prova. Non è un dettaglio secondario.

Ogni selezione pubblica si fonda su una sequenza cronologica precisa, verbalizzata, certificata. Qual è la data reale? Esiste un verbale con una data certa e pubblicato integralmente?

E poi c’è l’aspetto quasi surreale.

La delibera relativa agli assistenti amministrativi parla — testualmente — di graduatoria degli infermieri. E lo fa più volte, fino alla fine del provvedimento. Non parla mai di assistenti amministrativi. Scopriamo solo grazie alla rettifica dell’avvocato Tolomeo che questa delibera riguarda in realtà gli assistenti amministrativi e non gli infermieri.

Delle due l’una: se la delibera riguarda gli assistenti amministrativi, perché parla invece di infermieri? Questo è un presupposto di invalidità dell’atto?

 

Ma in un atto pubblico un errore ripetuto non è solo una svista. È un segnale di scarsa attenzione formale in una procedura che, per sua natura, dovrebbe essere inattaccabile.

 

Il capitolo più delicato, però, è un altro ed è quello dei titoli scomparsi. L’avviso prevede che il punteggio finale ai candidati da assumere sia dato dalla somma del valore dei titoli e del colloquio. È scritto nero su bianco. Nella delibera pubblicata, però, compaiono soltanto i punteggi del colloquio. Dei titoli non c’è traccia. Nessuna tabella analitica. Nessun punteggio attribuito ai curricula. Nessuna somma complessiva. Se i titoli non sono stati valutati, il problema è serio. Se sono stati valutati, perché non risultano nell’atto? E qui il contesto pesa. Perché tra i candidati figura la figlia del direttore delle Risorse Umane.

Ancora una volta l’atto giuridico è invalido?

Domande che meritano una risposta. Perché in una pubblica amministrazione digitale, la legittimità non si dichiara con le rettifiche al dott. Gabriele Giannone. Si dimostra.