Il Soglio
di Un Uomo Libero.
Dopo lo smarrimento iniziale e l’eco planetaria prodotti dalle “dimissioni” di Benedetto XVI i Mass Media, la stampa internazionale in testa quella italiana e il popolo di Dio s’interrogano sul nome e sull’identità del successore.
Una curiosità antica che da sempre ha assillato la Chiesa.
La Santa Sede, attraverso il portavoce padre Lombardi, ha fatto capire in questi giorni che, non appena tutti i cardinali saranno arrivati in Vaticano, non sarà obbligatorio aspettare il 15 marzo per dare inizio al Conclave ma potrebbe questa data essere anticipata in prossimità della Pasqua imminente.
Papa Ratzinger lascia in chi l’ha amato non certo in chi non l’ha condiviso e l’ha combattuto o deriso l’amarezza di un congedo improvviso reso ancora più struggente perché volontario e canonicamente ineccepibile.
In un mondo d’indispensabili e d’inamovibili questo papa sceglie di farsi da parte per il bene della “sua” Chiesa e delle anime. Una mossa di grande significato teologico e di forte e accorata sensibilità pastorale. Le critiche ingiuste pronunciate con irriverenza da qualche giornalista sprovveduto e da qualche porporato, troppo abituato al pettegolezzo della Curia Romana per distaccarsene, non sono neppure degne di essere commentate e raccolte.
Il papa tedesco si è sorprendentemente rivelato un papa di transizione e, forse, un vero innovatore nel senso più canonico del termine. In ogni caso ha dimostrato un coraggio che altri forse non avrebbero o non hanno avuto.
In questo terzo Millennio spesso la verità si confonde con la menzogna, il martirio con l’accanimento terapeutico, il delirio con la profezia.
La Storia, comunque, darà la giusta cifra degli uomini e dei loro gesti.
E’ innegabile che il nuovo papa dovrà misurarsi con una realtà diversa da quella con la quale si misurò lo stesso Ratzinger.
Mentre molti “eminentissimi” della Curia Romana si stracciano oggi le vesti per questo gesto “suicida” del pontefice e tremano, altri, invece, sentono la necessità di un rinnovamento del ministero pietrino (che è una diaconia!) e vedono le dimissioni non più come evento eccezionale e straordinario ma come opzione umana, ordinaria e, nel futuro, ripetibile.
Pio XII diverse volte espresse alle persone più intime il desiderio di volersi fare da parte, nel caso in cui la malattia lo avrebbe invalidato al punto da non poter adempiere al suo alto mandato. E Paolo VI non solo ebbe un’identica tentazione ma fece di più: stabilì un’età massima per il ministero di un vescovo diocesano, settantacinque anni, e la soglia limite di anni ottanta per i cardinali ammessi a un conclave.
Le dimissioni di Benedetto XVI avranno inevitabili ripercussioni nella Chiesa Anglicana e, soprattutto, nella Chiesa Ortodossa.
Un giorno di marzo, questo è ormai certo, al canto delle litanie, i cardinali elettori processionalmente si chiuderanno dentro la Sistina per ascoltare nell’orazione la voce dello Spirito Santo. Ed esprimeranno con il voto chi dovrà avvicendarsi al timone della barca di Pietro.
Già i nomi si accavallano come i numeri di una lotteria.
Prossimamente proveremo ad analizzare alcuni profili di papabili nella speranza di ritrovare fra quelli considerati l’uomo che la Provvidenza ha scelto per noi come Pastore.
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