Cultura
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23/12/2010 21:21

Aspettavo la neve, a Siracusa

Sicilia, storie di donne e «magie» Il film di Manuel Giliberti

di Redazione

Chiara Caselli
Chiara Caselli

Siracusa – Nel suo primo lungometraggio la terra siciliana era un pretesto, uno sfondo.
Adesso la Sicilia diventa la vera protagonista di un racconto forte e salvifico. «Aspettavo la neve» (finora presentato con il titolo «Donne di Sicilia») è l’ultimo film del regista siracusano Manuel Giliberti che ha terminato in questi giorni il primo round di riprese tra la Pirrera di Melilli, il castello di Brucoli e il bagno ebraico di Ortigia.
La troupe di oltre 40 attori riprenderà a girare nel mese di gennaio nella zona del netino, toccando palazzo Nicolaci e Villadorata, per spostarsi successivamente nella provincia di Ragusa per il prescelto castello di Donnafugata.
Si tratta di luoghi magici e incantevoli selezionati e voluti dal regista siracusano che ammette di «non riuscire a dimenticare la sua professione di architetto e quella lunga esperienza da scenografo che gli hanno permesso di essere oggi un artista a tutto tondo».
Non è un caso allora se con la stessa passionale attenzione Manuel Giliberti ha scelto uno straordinario cast «con una forgia e una razza sempre adeguata ed essenziale ad interpretare quelle ‘donne di Sicilia’ realmente esistite o che sono personaggi di fantasia con in comune il racconto di un’umanità pronta a salvarsi sempre grazie alle sue donne».
Figure in apparenza normali, ma in realtà di «normale straordinarietà», donne che hanno sacrificato la propria vita, donne drammatiche e divertenti, anche ironiche, semplici e concrete. Come la servetta (Evelin Famà) di quel duchino che fa da cornice alle vicende che si inoltrano nei secoli, poco colta ma assolutamente concreta e ironica, pronta a bloccare la stupidità del suo padrone con una divertente battuta.
E poi le quattro storie. Quella di Costanza D’Altavilla (interpretata da Chiara Caselli) che sacrificò una vita per amore del figlio Federico II che voleva colto e generoso di contro al marito rozzo e crudele; quella di Franca Florio (Galatea Ranzi) donna dedita alla bella vita e ai vestiti costosi, ma in realtà anima di un impero economico testimone di un’antica ricchezza.
Ancora, quella della modella di Caravaggio (Giulia Gulino) prostituta che permette la creazione di una delle più belle tele del fuggiasco pittore arrivato in Sicilia e infine la storia di una Santa (Piera Degli Esposti), una delle tante festeggiate in Sicilia, una di quelle che si dice «non sudano» e sono considerate comunque delle donne, fantasiosamente impossibilitate a staccarsi dalla realtà, dalle passioni quotidiane, dalla vanità umana, troppo umana di chi le prega e le onora.
«Un film difficile – ha voluto ammettere Manuel Giliberti nelle sue profonde e sentite considerazioni finali per una pellicola in ogni caso suggestiva ed emozionante -, carico di simbolismi, metafore e significati sfumati, ma anche di forza e riscatto, già da quel titolo dell’impossibile che ritrae la vana attesa della neve in Sicilia, come quella di una qualunque donna che lotta pur sapendo di non poter vincere, comunque l’unica eventualmente capace di salvare questo mondo. E la Sicilia in modo preciso e particolare».