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Alberto Angela a Ragusa: fu davvero Nerone a incendiare Roma? VIDEO

La lectio di Alberto Angela a Ragusa

https://immagini.ragusanews.com//immagini_articoli/11-07-2021/alberto-angela-a-ragusa-fu-davvero-nerone-a-incendiare-roma-500.jpg La lectio di Alberto Angela a Ragusa

Ragusa - L'incendio di Roma, uno dei fatti traumatici della storia romana più discussi e controversi. E' stato il tema della lectio che il conduttore televisivo Alberto Angela ha tenuto sabato 10 luglio a Ragusa. La presenza del divulgatore scientifico a Ragusa nell'appnedice di A Tutto Volume Festival. 

Nerone che scatena l’incendio di Roma e suona la cetra mentre la città brucia? Una fake news. Parola di Alberto Angela, che all’imperatore e ai nove giorni di fiamme che hanno sconvolto la Capitale dedica una trilogia, pubblicata da HarperCollins. Dopo il primo volume, L’ultimo giorno di Roma, è ora in libreria il secondo libro, L’inferno su Roma (19,50 euro, 432 pagine). In attesa del capitolo finale, incentrato sulla figura di Nerone. Paleontologo, divul­gatore scientifico e conduttore di programmi televisivi come Ulisse, Alberto Angela ha presentato in videoconferenza il secondo tomo della trilogia. Che affronta l’incendio, scoppiato il 18 luglio del 64 d.C., “come quando la Nasa prepara una missione su Marte”. Scritta come un romanzo ma basata su solide ricerche storiche e scientifiche, l’opera ricostruisce gli eventi come se fossero un cold case, uno dei misteri irrisolti della storia del crimine. Di Nerone tanto si è detto e si è scritto, spiega Angela, mentre intorno all’incendio, che distrusse la Roma esistita fino ad allora (fatta di legno, stretti vicoli caotici e abusi edilizi), si sa relativamente poco.

Un vuoto che Alberto Angela vuole colmare scavando come un investigatore tra testimonianze degli storici dell’epoca (poche, a dir la verità: Tacito, per esempio, allora era un bambino e non è nemmeno certo che abitasse a Roma) e i reperti rinvenuti. Ma soprattutto ricostruendo con un team di esperti, in modo scientifico, come è potuto accadere che un incendio, per quanto di dimensioni notevoli, spazzasse via una città da un milione di abitanti. “L’incendio è divampato al Circo Massimo, in una notte caldissima di luglio. Allora il Circo Massimo era un luogo frequentatissimo, un grande centro commerciale. Fatto, come del resto quasi tutta Roma, in legno”, racconta Angela. Il fuoco parte da una delle arcate, probabilmente in modo accidentale, magari da una lampada caduta. Potrebbe essere l’inizio di uno dei tanti incendi che hanno colpito ciclicamente la città, invece si trasforma in una distruzione epocale. A spiegare in parte il perché è la geografia di Roma, un groviglio “quasi medievale” di viuzze e vicoli stretti tra case altissime (ai tempi i ricchi vivevano ai piani bassi, i poveri negli attici senza acqua e con rampe di scale da affrontare). Tutte, rigorosamente, in legno.

Con l’aiuto di esperti del Museo archeologico nazionale di Napoli, Angela ha ricostruito come erano le case e i loro arredi e in che modo potevano prendere fuoco. Con i meteorologi ha stanato il vento che soffiò per giorni e giorni sulla Capitale, alimentando le fiamme e facendole muovere verso Nord: il libeccio. E con gli ingegneri dei pompieri (che c’erano anche nell’antica Roma e che il primo volume della trilogia segue in giro per la città nei giorni prima dell’incendio) ha indagato la vita propria della “belva”, come definisce l’incendio. I modi in cui è cresciuto, si è mosso, ha ucciso. Proprio i moderni vigili del fuoco (nel cui corpo, tra l’altro, Alberto Angela ha fatto il servizio militare) smontano un’informazione messa in giro da Tacito e che alimenta la teoria complottista contro Nerone, e cioè che individui armati di fiaccole appiccassero il fuoco a case e negozi.

“È una cosa che i pompieri fanno: sacrificare qualcosa per creare terra bruciata e arginare le fiamme”, racconta l’autore. Che classifica come fake news anche la responsabilità di Nerone nell’incendio, per una lunga serie di motivi (anche se ancora oggi tra gli storici non c’è totale accordo). Il primo? “Nerone non era a Roma, era ad Anzio. E chi abita a Roma lo sa: a luglio fa caldo, si va al mare”. E poi: perché mettersi contro un popolo che lo adorava? Perché macchiarsi di un gesto che lo avrebbe fatto ricordare come un mostro? Perché distruggere le cose che amava, le proprie proprietà in primis?

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Quel che è certo è che i nove giorni del devastante incendio, la cui colpa fa attribuita da Nerone alla giovanissima e sparuta comunità cristiana, capro espiatorio perfetto, segna uno spartiacque nella storia di Roma. E, più in generale, nella Storia. “La Roma che conosciamo oggi è frutto di quell’incendio”, sottolinea Alberto Angela. “Del piano di ricostruzione voluto da Napoleone, che pensò di inserire nel tessuto urbano portici per permettere ai cittadini di scappare in caso di incendio e che sulle ceneri degli edifici in legno fece costruire la Domus Aurea. Al suo interno c’era, tra le altre cose, un lago: Vespasiano lo prosciugò e lì fece costruire il Colosseo“. Senza l’incendio, l’arena simbolo della romanità forse non esisterebbe. E la basilica di San Pietro, costruita dove Pietro venne ucciso proprio durante le persecuzioni dei cristiani post incendio, nemmeno.

Insomma, l’incendio dell’estate del 64 d.C. è un plot twist, un colpo di scena, non da poco. Raccontato con stile da romanzo ma senza inventare nulla: i personaggi citati, dai commercianti ai pretoriani, sono tutti esistiti e se ne è trovata traccia sulle lapidi. Ogni particolare è verificato con cura certosina. E per quello che si non si può ricostruire con certezza vale il principio della verosimiglianza: Angela spiega di aver studiato immagini e testimonianze di incendi come quelli di Tokyo, di Dresda, di Londra, di Amburgo.

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“Tutti i miei libri sono scritti così. Voglio informarmi, ho bisogno di verità”, racconta. “Le cose inventate mi sembrano perdite di tempo”. Come le voci sulla sospensione di Ulisse: la trasmissione è stata semplicemente ritardata dalle difficoltà dovute alla pandemia, spiega, ma il 27 maggio riprende con una puntata su San Francesco e Santa Chiara e una sulla sostenibilità in cui i due Angela (Alberto e Piero) si spenderanno per un tema caldo quando un incendio. “Studiando il passato si può scoprire se stessi e la propria epoca”, conclude. “Il passato inquadra il presente e indirizza il futuro, mostrando gli errori ma anche le cose grandi fatte”. Con un avvertenza: mai giudicare attraverso occhi moderni un’epoca antica. “Serve un approccio scientifico imparziale”.


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