«Staranno vicini a mio marito, a lui ho detto: ora avrai compagnia»
di Redazione
Crotone – Nicoletta Parisi oggi è una signora ottantenne, vedova, tre figli (di cui due gemelli) — Maria Antonietta, Ermerenziana, teologa e Sebastiano — e gestisce una boutique sartoriale d’alta moda nel centro di Botricello, in provincia di Catanzaro. Da poco ha perso suo marito «eravamo una coppia granitica». Una vita insieme, sempre pronti e in prima linea nelle gare di solidarietà.
Domenica mattina la signora Nicoletta ha acceso il televisore e si è trovata davanti le immagini crude del naufragio di Steccato di Cutro . «Quei filmati sono stati per me come lame di coltello nel mio corpo». Ancora oggi, si commuove nel ricordare quanto visto. La sua voce si strozza. La tragedia diventa dramma personale, quando ascolta che tra i morti ci sono molti bambini. Rimugina antiche sofferenze vissute e a se stessa chiede: «Cosa posso fare io per queste piccole creature morte in mare senza aver potuto capire il gesto delle loro madri che era quello di portarli via da una civiltà crudele? In me sono scattati vecchi ricordi datati di cinquant’anni, quando nella guerra in Russia ho perduto mio zio che ha combattuto per la libertà. Non abbiamo mai più recuperato il suo corpo per dargli una degna sepoltura. Io voglio che a questi bambini sia data questa possibilità. Noi fondamentalmente su questa terra siamo tutti profughi e tutti abbiamo necessità di avere la Misericordia divina», dice la signora Nicoletta.
Decide così di fare un gesto d’umanità. «Non ci ho pensato su due volte e mi sono detta: “Alcuni di questi bambini voglio che vengano tumulati nella mia cappella di famiglia”».
Una decisione presa senza informare i figli. «Ero sicura che avrebbero approvato, perché loro hanno il mio stesso sangue e quindi di fronte alle necessità sono sempre pronte a dare tutto quello che possono». La signora Nicoletta, però, ha voluto «informare» il marito di questa sua decisione. «Sono andata al cimitero e gli ho detto: “Tra qualche giorno non sarai più solo, verranno a farti compagnia alcuni bambini”». La cappella è stata ultimata da due anni «non ho voluto lasciare incombenze ai miei figli», è abbastanza grande. «Quando l’ho finita la prima cosa che ho detto a loro è stata: ”Se un giorno qualcuno che non ha possibilità e non trova posto in un loculo, sappiate che voi dovete aprire le porte della nostra cappella”».
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