Attualità Lo scenario

Astrazeneca, chi lo rifiuta rischia di non vaccinarsi più

I lunghi tempi della campagna e la breve durata degli anticorpi Covid: chi salta l’appuntamento finisce in coda

https://immagini.ragusanews.com//immagini_articoli/18-03-2021/astrazeneca-chi-lo-rifiuta-rischia-di-non-si-vaccinarsi-piu-500.jpg Astrazeneca, chi lo rifiuta rischia di non si vaccinarsi più

 Roma - In Italia chi rinuncia al vaccino, Astrazeneca o un altro, finirà in coda e, con i tempi da lumaca segnati fin qui dalla campagna, potrebbe significare non riuscire a vaccinarsi entro l’anno. Ancora non è chiaro infatti quanto duri la protezione anticorpale dei diversi sieri ma le stime più certe prevedono che copra 5-6 mesi: questo significa che i primi cittadini che sono stati vaccinati a gennaio, già a giungno - fra soli tre mesi - potrebbero non essere più protetti dal Covid e in questa eventualità  – trattandosi di medici, infermieri e anziani delle rsa che non possono essere lasciati scoperti – sarà necessario ricominciare da capo con un nuova prima iniezione di vaccino. E il periodo minimo di attesa, già previsto, per chi dice no alla puntura è appunto di tre mesi esatti. A meno che non arrivi una pioggia di milioni di dosi nel giro di un paio di mesi e si ampli notevolmente l’organico dei vaccinatori, lo scenario per chi viene spostato in fondo alla lista - a seguito di un rifiuto irrazionale ma possibile, alla luce dell’ansia creata dagli eventi fatali e reazioni avverse - è dunque quella di un rinvio a tempo indeterminato della propria iniezione.

Sempre che, quando ritorni il suo turno, si sia deciso finalmente a riceverla. Il vero problema è questo: si sarà convinto, dopo aver aspettato tanto e raccolto altre informazioni, a sottoporsi al vaccino? La decisione delle autorità sanitarie di spostare in coda chi non si presenta all’appuntamento fissato, o non si prenota prima della scadenza prevista per la sua categoria, è stata infatti assunta per “riassorbire” il ritardo e l’overbooking creato dalla sospensione Astrazeneca, ma anche per  ostacolare le barriere psicologiche. Date talmente per contate, anche dopo il sì di Ema alla ripresa delle inoculazioni, che la strategia degli enti locali sarebbe quella di convocare un numero di persone maggiore rispetto allo dosi disponibili, mettendo già in conto che una parte non si presenterà.  La “minaccia” di non vaccinarsi dunque, come “incentivo” all’iniezione. Oggi c’è, domani non si sa.


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