Attualità
|
10/02/2021 22:09

Beni culturali in svendita in Sicilia, bocciata la Carta di Catania

Il documento che permette ai musei di concedere anche ai privati i reperti custoditi nei propri depositi è stato affondato con una mozione dell'opposizione

di Redazione

Alberto Samonà
Alberto Samonà

Palermo – Stop alla svendita dei beni culturali in Sicilia. Sulla Carta di Catania la maggioranza va sotto in commissione Cultura all’Ars . Il documento che permette ai musei di concedere anche ai privati i reperti custoditi nei propri depositi è stato affondato con una mozione dell’opposizione: il documento – approvato con 6 voti favorevoli e 3 contrari – impegna l’assessore regionale ai Beni culturali Alberto Samonà a revocare il provvedimento. La proposta ha ottenuto i voti favorevoli di Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Claudio Fava e del presidente della commissione, il renziano Luca Sammartino.

“Per più di due ore – dice il deputato ragusano Nello Dipasquale – abbiamo provato a far capire all’assessore che, se non voleva revocare la Carta, poteva sospenderla, in modo che la commissione potesse far partire un confronto che invece non c’è stato. Il documento ha diverse controindicazioni: su tutte l’assenza di regolamentazione nel rapporto con i privati”. Samonà non è obbligato a revocare la Carta, ma la presa di posizione della commissione ha una forte valenza politica.

Sulla Carta di Catania, d’altro canto, la polemica è fitta da tempo. “Dopo aver dichiarato il fallimento dell’amministrazione regionale dei beni culturali nell’espletamento dei compiti costituzionali di conservazione, studio e valorizzazione del patrimonio culturale conservato nei musei siciliani – accusa Italia nostra, che domani pomeriggio terrà un webinar sull’argomento – la giunta regionale ha messo in moto un piano di dismissione dei beni culturali, la cosiddetta Carta di Catania, in favore dei privati, considerati come i soggetti più adeguati ad assicurarne la ‘messa a valore’”.

“Questo strumento – affermano i deputati 5 stelle Valentina Zafarana, Giovanni Di Caro, Stefania Campo, Ketty Damante e Roberta Schillaci – potrebbe creare danni irreversibili al nostro patrimonio culturale e pertanto va fermato. Lo ribadiamo ancora una volta: la Regione non può abdicare al proprio ruolo istituzionale di tutela, conservazione e valorizzazione dei Beni culturali solo per fare cassa, facendosi sostituire da privati e altri soggetti pubblici. Nei decreti Samonà permangono incongruenze non risolte tra prestito, concessione in uso e concessione della valorizzazione. Permane inoltre il problema delle risorse umane, già numericamente inadeguate, che verrebbero pure sovraccaricate dalle incombenze che i decreti assessoriali presuppongono per le sovrintendenze”. “Questi decreti – prosegue Fava – sono frutto di un equivoco irricevibile e cioè l’idea che i depositi museali della Regione siano solo polverosi magazzini. Un’immagine che va ribaltata chiedendo alle Sovrintendenze di restituire a quei beni in deposito il destino che meritano: catalogazione, valorizzazione, offerta culturale”.

«Questi decreti – afferma Claudio Fava (CentoPassi) – sono frutto di un equivoco irricevibile e cioè l’idea che i depositi museali della Regione siano solo polverosi magazzini. Un’immagine che va ribaltata chiedendo alle Sovrintendenze di restituire a quei beni in deposito il destino che meritano: catalogazione, valorizzazione, offerta culturale».

L’amarezza di Samonà
«Raccolgo con amarezza la determinazione della V Commissione. Non posso che prendere atto che con l’approvazione di questa risoluzione delle opposizioni si è, evidentemente, preferito lo scontro politico piuttosto che affrontare la possibilità di migliorare insieme lo strumento esistente». Così l’assessore ai Beni culturali della Regione Siciliana Alberto Samonà commenta l’ok della Commissione Cultura alla risoluzione contro la “Carta di Catania”.

«Sono stato presente a diverse sedute e, nel corso di quella odierna, ho manifestato la mia disponibilità a cercare soluzioni che rassicurassero le diverse sensibilità emerse nelle audizioni – ha aggiunto – Questa disponibilità a collaborare però non è bastata a superare logiche politiche di contrapposizione. Il governo va avanti nell’azione di valorizzazione del nostro patrimonio culturale, sancito dai decreti della “Carta di Catania”, ma terrà comunque conto delle diverse sensibilità emerse durante le audizioni affinché preziosi suggerimenti possano trovare accoglimento nel bando che sarà successivamente pubblicato ad opera del dirigente generale dei Beni culturali».