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Cartelle esattoriali, come funziona la tregua fiscale

Come funziona la rottamazione delle cartelle fino a mille euro?

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Roma - Cartelle esattoriali, arriva la tregua fiscale. Ecco come funziona: rottamazione e scadenze. 
L’obiettivo è andare incontro a chi ha avuto difficoltà a rispettare gli impegni con il fisco, magari a causa del Covid. Ma in realtà, un colpo di spugna c’è. E riguarda la cartelle fino a mille euro, consegnate dall’agente della riscossione fino al 2015.
Nel testo, che dovrà essere approvato da Camera e Senato e poi spedito a Bruxelles entro il 30 novembre, si legge infatti: «Sono automaticamente annullati, alla data del 31 gennaio 2023, i debiti di importo residuo, fino a mille euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2015». Le cartelle in questione, come sostiene il governo, non si incasseranno mai e pesano troppo sulle casse del Tesoro. I carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione valgono 1.132 miliardi di euro, ma per la Corte di Conti, di questi sono recuperabili solo il 6-7%. Da qui, la decisione di stralciare le pendenze fino a mille euro per realizzare un Fisco «non più aggressivo e punitivo, ma giusto con chi è in difficoltà», per dirla con le parole della premier Giorgia Meloni. Ma come funziona questa rottamazione? I pagamenti possono essere rateizzati? E per le cartelle dal 2016 in poi cosa succede? Proviamo a rispondere a queste e ad altre domande.

Come funziona la rottamazione delle cartelle fino a mille euro?
Il governo ha deciso di rottamare tutte le cartelle esattoriali con importi fino a mille euro, consegnate all’agente della riscossione dal 2010 al 31 dicembre 2015. Queste pendenze, dunque, a partire dal primo gennaio 2023 verranno stralciate, e con loro interessi e sanzioni, e nulla si dovrà più al Fisco.

Quali pendenze fiscali rientrano nella rottamazione?
Rientrano tutte le cartelle esattoriali fino a mille euro inviate dall’Agenzia delle entrate ai cittadini contribuenti. La cartella è un atto di intimazione al pagamento e di avviso di mora (ovvero le sanzioni e gli interessi previsti dalla tabella dell’Agenzia delle entrate) diretta inviata dall’agente della riscossione per recuperare i crediti vantati dagli enti impositori (Agenzia delle Entrate, Inps, Comuni, etc).

Cosa accade alle cartelle con importi superiori a mille euro?
Le cartelle esattoriali il cui importo supera il tetto dei mille euro dovranno essere pagate interamente e con una sanzione del 3%. Il pagamento potrà essere dilazionato in 5 anni.

Cosa accade alle cartelle successive al 1° gennaio 2016?
Le cartelle esattoriali consegnate dall’agente della riscossione dopo il 1° gennaio 2016 andranno pagate interamente, ma senza sanzioni, aggi e interessi. Anche in questo caso, il debito sarà possibile saldarlo in cinque anni.

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Cosa accade ai pagamenti non fatti in piena emergenza Covid (2021)?
Il governo ha deciso di dare un aiuto a chi ha presentato la dichiarazione dei redditi nel 2021 ma non è riuscito a pagare tutte le tasse, magari per via dell’emergenza legata al Covid. In questo caso la sanzione per il pagamento in ritardo è solo del 3%, con la possibilità di saldare rateizzando in un arco temporale massimo di 5 anni.

Cosa succede alle pendenze che non sono ancora cartelle (2022)?
Gli atti del Fisco che ancora non sono diventati una cartella esattoriale, ma che hanno giù superato le scadenze ordinarie di pagamento, avranno una sanzione del 5% e possibilità di rateizzazione in 5 anni. La stessa cosa vale per le cartelle non ancora oggetto di contenzioso. Nel caso però si sia già ricevuto un avviso bonario con cui il Fisco avverte il contribuente che vi sono scostamenti tra quanto dichiarato e quanto versato nel biennio Covid 2019-2020, la sanzione dal 5% scende al 3%, mentre la rateizzazione potrebbe scendere dai 5 ai 2 anni.

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Qual è la sanzione per gli evasori ravveduti? E per la conciliazione?
Per chi ha evaso il fisco, dichiarando meno di quello che avrebbe dovuto, sono stati previsti due casi. «Se il Fisco ancora non ha contestato l’evasione, diamo la possibilità di un “ravvedimento operoso” più graduale: si paga tutto il dovuto ma con più tempo, in due anni e con una sanzione del 5%», ha spiegato al Corriere il viceministro Leo. «Se invece l’evasione è già stata contestata, il contribuente può pagare a rate, in cinque anni, e con una sanzione del 5%, oppure, se pensa che il fisco sia in errore, può ricorrere all’accertamento con adesione, apre cioè una trattativa col Fisco per ridurre l’importo dovuto». Diverso, invece, nel caso di un contenzioso in corso, che può essere chiuso, a seconda dell’esito e dello stato del giudizio, «accedendo ad una conciliazione giudiziale». Per rinunciare alla lite, si può versare direttamente il 90%.

Il tetto di mille euro riguarda una o più cartelle?
Per sapere come funzionerà esattamente il meccanismo si dovrà attendere che la norma venga scritta. Non è da escludere, però, che i mille euro stralciati possano diventare di più per i contribuenti morosi. Facciamo un esempio: se l’ammontare dei mille euro si riferisse alla singola cartella, un contribuente potrebbe ritrovarsi una pendenza da 500 euro di Iva, una da 500 euro di Irap e una da 500 di Irpef e vedersi, così, stralciate cartelle per un debito totale di 1.500 euro, e naturalmente senza pagare alcuna sanzione.


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