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Chi non ha ancora lo Spid? I vantaggi per gli utenti, la cura per le Pa

L’identità digitale riguarda ancora solo 16 milioni di cittadini, eppure oggi i il “virtuale” è la realtà

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 Ragusa - La rivoluzione digitale più grande, tra le molte in corso accelerate dal Covid, è quella che riguarda la nostra stessa identità. Non quella pubblica dei social ma quella giuridica e fiscale, altrettanto difficile da gestire per chi non fa l’influencer. Lo Spid, il Sistema pubblico dell’identità digitale, promette di rendere comoda e veloce una macchina ingolfata e inaffidabile targata P.A. che davamo tutti per rottamata. Dal 2016 l'Agid ha iniziato ad accreditare alcuni gestori a rilasciarlo. Oggi sono in tutto 9, tra cui Poste e Aruba che lo forniscono gratis: l’unica azione richiesta, appartenente all’antico modus operandi, è di recarsi allo sportello per l’identificazione, su appuntamento, qualche giorno dopo aver inviato al sito documento e tessera sanitaria scannerizzati. Forniscono anche il livello massimo di sicurezza: 3 gradi di autenticazione che superano nome utente e password richiedendo un supporto - un cellulare o una smart card - per l’invio di codici otp tramite sms o lettore. Una credenziale perfino eccessiva per operazioni semplici come gli acquisti online. La maggior parte degli altri provider, da Infocert a Intesa, costano qualche euro, si fermano al più agile livello 2 e consentono di saltare perfino l’ultimo passaggio fisico grazie al riconoscimento via webcam, oppure sempre in via telematica tramite Cie, Cns e firma digitale: servizi paralleli e semi equivalenti destinati, insieme alla stessa casella pec, ad essere sostituiti e compendiati nello Spid.

E’ come se fossimo di persona, carte in mano, davanti a un impiegato di Inps, Inail, dell’Agenzia delle entrate, anagrafe, comune, regione: un qualsiasi ufficio privato e pubblico, italiano ed estero, saprà all’istante e con certezza chi siamo. Un click cancellerà - da qualunque posto e dispositivo - telefonate, file e carte da riempire a mano per iscriversi a concorsi, gestire visure, affitti, fatture, tasse; ma anche prenotare visite, cambiare medico di famiglia, ritirare pensioni e redditi di ultima istanza, emergenza, cittadinanza. O fare domanda per bonus facciate, vacanze, babysitter, bici: è stata proprio la nuova modalità di richiesta indicata per quest’ultimi, attraverso lo Spid, a spingere l’ultimo arrivato della famiglia di certificati d’identità elettronici. Bisogna scaricare un po’ di app ma si lavora a un’unificazione delle diverse piattaforme statali, nel menù a tendina di una sola home page: la App Io annunciata dal premier Conte nel ddl Semplificazione 2020, aveva appunto lo scopo di convogliare atti e notifiche di ogni p.a. su una interfaccia. Ma sono accessibili ancora pochi servizi.

I rilasci dello Spid avevano riguardato finora solo qualche amministrazione pilota e alcuni cittadini tecnologici: per la maggioranza è rimasta una novità latente sotto la cenere della pigrizia e delle lungaggini della “vecchia” P.a. Col Coronavirus la musica è dovuta cambiare per forza e oggi sono quasi 16 milioni gli italiani che l’hanno adottato, di cui oltre 2 milioni nel 2020: la metà degli utenti che adoperano attualmente la Carta d’identità elettronica, nata però 10 anni prima e afflitta da una raffica di problemi tecnici e burocratici. L’assegnazione della Cie ai connazionali residenti all'estero, ad esempio, è partita da meno di un anno e non è ancora entrata a regime ovunque nonostante fosse proprio la valenza transfrontaliera il valore aggiunto rispetto alla Carta nazionale dei servizi, che almeno ha il plus di integrare le funzioni del Ssn. Oltre alla maggior pubblicità istituzionale goduta a causa dell’emergenza contagio - e all’obbligatorietà per ogni soggetto aderente al Cad - il successo annunciato dello Spid risiede nel fatto che, a differenza dei fratelli maggiori, è utilizzabile per accedere ai servizi anche dei privati: per questo, sebbene più giovane, conta già su circa 5.00 servizi attivi contro le poche centinaia della Cie.

Le banche, in particolare: il sistema di controllo e autorizzazione delle operazioni su fisso, attraverso l’app dello smartphone, è speculare a quello sviluppato da istituti di credito e compagnie assicurative per contrastare clonazione e contraffazione. Aziende e imprese accreditate , dotate di software che garantiscano la privacy sui dati sensibili, saranno le prime ad avvantaggiarsi di questa informatizzazione. La filosofia fai-da-te alla base del digitale, paradossalmente, risparmia tempo e fatica all’utente assegnandogli lo svolgimento in autonomia di una serie di pratiche. L’operatore umano ormai subentra solo dove indispensabile, quando il cittadino non riesce a capire da solo perché un’azione non va a buon fine. L’approccio scarica non poca responsabilità, e lavoro, sulle spalle del contribuente: il nuovo dipendente a costo zero delle varie p.a. che, a lungo termine, potranno così sfoltire buona parte del personale. Non tramite licenziamenti di massa, essendo i dipendenti pubblici gli unici ancora tutelati dall’art.18 dello Statuto, ma semplicemente non rimpiazzando i pensionati e lasciando gradualmente la guida della macchina ai superstiti, tecnologicamente più formati. A meno che la politica non scelga di prolungarne l’opera assistenzialista di stipendificio.


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