Attualità Verso il Decreto Draghi

«Chiusure senza lockdown», la confusione alimentata dagli scienziati

Il nuovo Dpcm dopo il bollettino di venerdì: Lega e Regioni vogliono riaprire, Speranza e Cts no. In mezzo, le dichiarazioni degli esperti esterni

«Chiusure senza lockdown», la confusione alimentata dagli scienziati

 Roma – “Il numero delle vittime da Covid in Italia è da brivido e continueremo ad avere questi numeri finché non vaccineremo la popolazione più fragile. E’ come se ogni giorno ci fosse un incidente aereo”. Ilaria Capua, direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’università della Florida, commenta così i 726mila morti italiani di Covid nel 2020: 90mila oltre la media degli ultimi 5 anni, 240 decessi in più al giorno. “Di lockdown assoluti ne abbiamo fatti forse troppi, ora abbiamo gli strumenti per mappare l’infezione, ma l’Italia è molto indietro col sequenziamento del virus e quindi non abbiamo una fotografia chiara di quello che sta avvenendo”. E allora? “La vaccinazione da sola non basta – continua – perché bisogna vaccinarne decine di milioni” prima che si notino effetti sulle differenti curve epidemiche e quindi, in sostanza, resta “necessario un periodo di coesistenza di restrizioni e vaccinazioni: in Inghilterra è vero che sono avanti ma è anche vero che hanno applicato un lockdown duro: a mia suocera, già vaccinata, non fanno mettere neanche il naso fuori casa”. Perfetto ma, di nuovo, cosa significa in soldoni? Si può restare in zona gialla e aspirare alla bianca, o tocca tornare a uscire solo per le impellenze? Da una parte gli scienziati sembrano voler scongiurare il ritorno a una chiusura, ma dall’altra sostengono che sono necessarie delle limitazioni aggiuntive.

Anche Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco, non si capisce bene che tipo di piano anti contagio abbia in mente: “vanno aumentate le misure di contenimento, il che non significa lockdown generalizzato - dice - ma attenersi a restrizioni che limitino gli assembramenti, gli spostamenti, i trasporti, le attività pubbliche compresa la scuola laddove la variante si sta diffondendo″. Messa così, la differenza con la quarantena è veramente sottile. Come conciliare l’opportunità sanitaria di maggiori limitazioni, con l’esigenza economica e sociale di rifuggire le zone rosse? Ingiustificate, in questo momento, anche dai numeri dei contagi che non sono ancora così  gravi come - secondo gli esperti - potrebbero diventarlo a breve. Sia Capua che Palù riconoscono, d’altro canto, gli “ottimi risultati dei vaccini” pure sulla variante inglese, che si “riproduce più facilmente” ma “non è affatto certo che sia responsabile di forme di malattia più gravi”. Potremmo citarne altri, ad ogni modo c’è incertezza e una certa dose di contraddizione nelle dichiarazioni dei virologi, parallela alla politica. E’ la stessa opacità con cui il governo si appresta a sostituire, nei prossimi giorni, il Dpcm Conte in scadenza il 5 marzo: un provvedimento le cui concrete declinazioni sono avvolte ancora dalla nebbia. Da una parte Salvini e governatori premono per le riaperture, dall’altra Speranza e il Cts che invece chiedono a Mario Draghi di continuare a tenere chiuse almeno piscine, palestre, cinema e teatri, stringendo pure sulle seconde case per quanti si trovano in area arancione. Prima di varare le nuove misure, si aspetteranno comunque i dati dei contagi fino ad almeno venerdì prossimo.


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