La chiusura generalizzata resta l’ultima ratio, si rischia la rivolta sociale
di Redazione

Ragusa – Il lockdown generalizzato alla Ricciardi sarebbe la soluzione più efficace in chiave anti epidemica ma anche quella più distruttiva in ottica economica, ci sono essenzialmente due opzioni che finiranno sul tavolo di governo e Comitato tecnico scientifico dalla prossima settimana, ultimate le formalità relative all’insediamento del nuovo Cdm. La prima è stabilire parametri più rigorosi per l’accesso alle varie fasce di colore, ovvero soglie di contagi e ricoveri più rigide per scendere di gradazione. Insieme a un inasprimento delle regole generali proprie di ogni fascia colorata: non tanto quelle riguardanti le aperture di scuole e negozi – che farebbero esplodere la rabbia sociale – quanto quelle che disciplinano i movimenti, comunali e regionali, non motivati da reali necessità. Alcune avvitate alle misure base sono già in essere: la Sicilia, ad esempio, proseguirà almeno sino a fine mese con la didattica mista alle superiori, malgrado il passaggio in giallo consentirebbe in teoria il rientro in presenza al 75%.
La seconda opzione, di fatto già praticata a fronte dei focolai di varianti in centro Italia, è l’intervento chirurgico nelle sole aree interessate dall’aumento di positivi e terapie intensive: la tattica delle piccole macchie rosse, con limitazioni circoscritte a territori delimitati, è riuscita in effetti in molti casi a evitare il peggio. Per essere attuata, necessita però di un rafforzamento dei controlli sulle violazioni e dei protocolli di sicurezza. Almeno in questa delicatissima fase, con una campagna vaccinale che procede a singhiozzo con un siero, per quanto efficace, studiato per un ceppo del virus che si appresta ad essere sostituito interamente dalle sue mutazioni. Va detto tuttavia che in Sicilia, a un mese dalla scoperta del “paziente inglese” numero zero, scovato fra i passeggeri di un volo Londra-Palermo, la variante britannica non ha ancora preso il sopravvento nei bollettini pomeridiani dell’Iss. Al di là del problema della minor disponibilità, a livello internazionale, di test con reattivi specifici per le mutazioni. C’è perfino chi pensa che traghetteranno l’Isola più velocemente verso l’immunità di gregge. Meglio non rischiare, certo, e affidarsi ai vaccini: inutile però pensare a coinvolgere medici di famiglia e volontari se non se ne aumenta la produzione, anche quella conto terzi, abbattendo la barriera dei brevetti: visto che la durata della protezione anticorpale è inferiore a un anno, nel 2022 bisognerà rivaccinare tutti. E portare le fiale anche nelle aree sottosviluppate del pianeta “se non vogliamo – come ha avvertito in questi giorni il virologo Fabrizio Pregliasco – che il virus torni dalla finestra dopo averlo cacciato dalla porta”. E’ questa, più di ogni lockdown, la via d’uscita dall’incubo.
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