Attualità Covid 19 e obesità

Covid-19, con il sovrappeso e l’obesità i rischi aumentano.

Fra la popolazione tra i 18 e i 69 anni il 12,5 per cento degli adulti è obeso; il 33.9per cento in sovrappeso

Covid-19, con il sovrappeso e l’obesità i rischi aumentano.

Abbiamo letto molto spesso come il COVID-19 possa essere più grave in alcune categorie di pazienti: quelli con problemi cardiovascolari, diabete, tumori, malattie respiratorie croniche e malattie renali. Tra queste l’obesità: molti studi hanno infatti dimostrato che nei pazienti obesi la gravità della malattia COVID-19 aumenta in pazienti, con maggiori probabilità di richiedere cure acute, ricoveri in terapia intensiva, intubazione e ventilazione meccanica. Come effetto finale, un dato davvero scoraggiante: l’obesità raddoppia la mortalità nei pazienti ospedalizzati positivi al coronavirus.

La conferma arriva da uno studio promosso e coordinato dall’Emilia-Romagna. Ma anche dati pugliesi sono allarmanti: tra i 18 e i 69 anni il 12,5 per cento degli adulti è obeso, il 33.9 per cento in sovrappeso: quasi un adulto su due ha problemi di peso da queste parti. Fra la popolazione tra i 18 e i 69 anni il 12,5 per cento degli adulti è obeso; il 33.9per cento in sovrappeso (secondo gli ultimi dati disponibili dell'indagine Passi-Istituto Superiore di Sanità).
L’obesità è caratterizzata da un’infiammazione sistemica di basso grado, quindi i pazienti affetti da obesità sono più suscettibili alle infezioni a causa di una ridotta risposta immunitaria agli agenti infettivi. Ne consegue una maggiore morbilità e mortalità associate alle infezioni. Inoltre, mostrano una ridotta risposta immunitaria alle vaccinazioni e al trattamento antimicrobico.

L'obesità è uno dei più importanti fattori di rischio per il Covid: In occasione della giornata internazionale dell'obesità, in programma per il 4 marzo, l’Istituto De Bellis di Castellana, offre colloqui nutrizionali gratuiti Il 22 ottobre scorso l'Ufficio regionale europeo dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) aveva convocato una riunione virtuale fra esperti e rappresentati di vari Paesi, tra cui l'Italia, per discutere del ruolo dell'obesità nei pazienti positivi al Coronavirus. Lo conferma l'Istituto superiore della sanità (Iss), che in una nota ricorda "i molti studi che hanno evidenziato come la presenza di obesità, specie nei giovani adulti, aumenti il rischio di complicanze e morte in persone affette da Covid".
“Durante questo ultimo anno, complice il lockdown e la maggiore permanenza in famiglia, da un lato è aumentata la sedentarietà e quindi l’incremento del peso, dall’altra è emersa con forza la consapevolezza dei genitori della propria responsabilità nell’educazione alimentare dei figli e nell’adozione di stili di vita salutari: oggi lo stimolare l’ambiente socio-familiare in chiave prevenzione è fondamentale per la comunità”, spiega Maria Gabriella Caruso, dirigente medico dell’Ambulatorio nutrizione medica
“Se si guarda all’impatto del Covid-19, l’obesità è una delle cause più frequenti di comorbilità nei deceduti per Coronavirus, che spesso si accompagna a ipertensione, diabete e a un sistema immunitario meno efficiente", conferma annota il direttore scientifico dell'Istituto De Bellis, Gianluigi Giannelli.

Il ruolo del grasso viscerale addominale

Il tessuto adiposo che si accumula a livello dell’addome è considerato il principale responsabile delle malattie infiammatorie dell’obesità, che possono essere associate a una maggiore morbilità nelle malattie infettive. Questo si verifica anche nel caso del COVID-19: nel paziente affetto da obesità, in particolare affetto da obesità addominale, nel quale vi è un rischio aumentato di complicanze cardiache e polmonari legate alla malattia. Questo è dovuto al fatto che il paziente con obesità ha già un grado di infiammazione di grado lieve, ma cronico e in conseguenza dell’infezione da SARS-CoV-2 il processo infiammatorio aumenta di grado, diventando così molto severo (la cosiddetta tempesta citochinica).
Di particolare interesse, è anche il tessuto adiposo epicardico (il tessuto adiposo che circonda il cuore) il quale pare essere più infiammato nei pazienti affetti da una severità maggiore di malattia da COVID-19, il che potrebbe spiegare il perché diversi pazienti affetti da SARS-CoV-2 sviluppano delle miocarditi in conseguenza dell’infiammazione del tessuto adiposo epicardico che circonda il miocardio

A differenza di quanto si possa pensare, non è un fenomeno che interessa solo i pazienti adulti o anziani, ma riguarda anche i pazienti giovani.
"Il dato confortante è che un intervento dietetico bilanciato seguito per sei mesi, abbinato a una moderata attività fisica, si traduce in una modifica delle abitudini alimentari e dello stile di vita, fruttando una riduzione del peso corporeo con passaggio da livelli di obesità grave o moderata a obesità lieve o al sovrappeso”, conclude il dg dell'Istituto, Tommaso Stallone.


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