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Covid, cosa cambia in Sicilia da sabato col Dpcm Draghi?

Un Decreto fantasma, in cui sfugge la differenza con il modello Conte

Un Decreto fantasma, in cui sfugge la differenza con il modello Conte

 Ragusa – Cambiare tutto, perché nulla cambi. Il nuovo Dpcm anti Covid approvato ieri sera dispone, dal 6 marzo al 6 aprile Pasqua compresa, che «è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, nonché obbligo di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi». E serviva Mario Draghi? Il provvedimento che doveva segnare la discontinuità rispetto a Conte conferma ogni altra misura base comune a tutte le 3 principali fasce di rischio (tranne la “bianca”), a partire dallo stesso sistema a colori: il coprifuoco; il no a stadi, discoteche, piscine e palestre; i centri commerciali chiusi in festivi e prefestivi; la possibilità di visitare in due persone, una volta al giorno, parenti e amici. Occasioni in cui è comunque «fortemente raccomandato» usare la mascherina pure al chiuso ed evitare di incontrarsi con non conviventi.

Prolungato pure il divieto di movimento tra regioni, tranne per validi motivi, almeno fino al 27 marzo. Data in cui subentrerà la prima novità per la zona gialla in cui galleggia la Sicilia: l’ok a «a spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, da concerto, cinema, live-club e altri locali o spazi anche all’aperto, svolti esclusivamente con posti a sedere preassegnati e distanziati e a condizione che sia comunque assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per il personale, sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi». Secondo le nuove regole «la capienza consentita non può essere superiore al 25 per cento di quella massima autorizzata e, comunque, il numero massimo di spettatori non può essere superiore a 400 per spettacoli all’aperto e a 200 per spettacoli in luoghi chiusi, in ogni singola sala». Regole di contenimento e prenotazione già in vigore per gallerie e musei, che hanno riaperto da un paio di settimane. La seconda piccola “novità” è la possibilità di asporto fino alle 22 da ristoranti ma anche enoteche o esercizi di commercio al dettaglio di bevande (non bar e pub), da consumarsi poi a casa: resta infatti sempre «vietato il consumo sul posto» e, all’interno, dopo le 18.  

Nulla di nuovo neanche per le visite ai propri cari: chi vive in zona gialla «può andare dalle 5 alle 22 a casa di amici e parenti una sola volta al giorno, nei limiti di due persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, portando con sé minori di 14 anni, persone disabili o non autosufficienti conviventi», rimanendo all’interno della regione di residenza. Così come si può andare nelle seconde case esclusivamente col proprio nucleo familiare, e solo se si parte e si arriva in un’area o regione gialla o arancione. Le scuole, ure in zona gialla, continuano a seguire gli andamenti locali del virus. Un po’ poco insomma, per un cambio di esecutivo che ha rallentato campagna vaccinale e riforme economiche. Si spera che almeno su quest’ultimo capitolo si sblocchino presto delle misure sostanziali: l'8 marzo è in agenda il disco verde al cosiddetto Dl Sostegno, una ridenominazione dell'ex decreto Ristori 5 rimasto ai box per la crisi di governo. Le risorse per gli indennizzi, 32 miliardi, erano già state stanziate a gennaio da Conte, che aveva approvato un nuovo scostamento di bilancio: vedremo se il nuovo premier si “scosterà” nei criteri e nei tempi della loro ripartizione, che hanno scontentato tanti lavoratori.


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