Attualità Zona rossa in corsia

Covid, i no vax sono più di quanto pensiamo: quasi 19mila i sanitari

Chiunque conosce almeno un sieroscettico non vaccinato, dubbi sulle stime ufficiali del governo

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 Catania - Solo ieri ne han sospesi 38 a Catania, un'ottantina a Foggia e 16 a Belluno: sono i “medici in prima linea” che dovrebbero aver visto dall’inizio e da vicino gli sfaceli prodotti dal Covid nei reparti. Nas e Asp ne pizzicano qualcuno ogni giorno e mettono in dubbio le reali percentuali dei no vax riportate sulla piattaforma governativa: sembrano molti ma molti di più di quel 9% di italiani, riportato dalla casistica online. «Ufficialmente risulta che il 7,2% dei medici non è a norma con le regole sulla vaccinazione – comunica Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) -, tuttavia a monte ci sono errori di comparazione tra l'anagrafe dell'ordine e quella del green pass».

Nel computo, cioè, sono compresi anche i colleghi che legittimamente non possono essere vaccinati perché magari hanno una malattia autoimmune che non lo consente o perché si sono infettati  negli ultimi mesi e quindi sono costretti a rimandare il richiamo. Ci sono pure quelli vaccinati all'estero, che in un primo momento non venivano riconosciuti dai sistemi informatici. Ma adesso? «In questi giorni l'ordine ha sospeso 1.972 sanitari - spiega Anelli - ed è ragionevole pensare che continueranno a salire, perché le verifiche sono in corso: le stime ipotizzano una percentuale reale che va dal 3 al 4%». Mica è poco. In Italia solo i camici bianchi sono circa 470mila: il 4% corrisponde a 18.800 professionisti che lavorano in ospedali, pronto soccorso, cliniche, laboratori e studi privati senza proteggersi e proteggerci dal virus. I controlli scattano anche sui medici di base o i vaccinatori che firmano eventuali esenzioni e differimenti.

«I sanitari convenzionati col servizio pubblico, a seguito della sospensione, perdono subito lo stipendio - fa notare Anelli -. Per i liberi professionisti invece è previsto anche il sequestro dello studio o dell’ambulatorio». «E’ nel giuramento che abbiamo fatto quando siamo usciti dall'università - taglia corto -: primo non ledere, anzitutto non danneggiare gli altri. Non deve proprio sfiorare la mente che un medico possa infettare un suo assistito perché non si è fatto il vaccino: non è solo buonsenso, è un principio che ha sempre guidato la categoria». E che potrebbe aprire la porta al licenziamento, scaduto il periodo di sospensione. significherebbe, però, soffocare i tribunali del lavoro con di caterve di azioni legali e spalancare buchi spaventosi nelle prestazioni della sanità.


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