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Covid Italia: le riaperture di maggio, per chi porta i conti in giallo

Le regioni vogliono riaprire tutto, ma con una mitragliata di restrizioni insostenibile (se rispettata)

Covid Italia: le riaperture di maggio, per chi porta i conti in giallo

 Roma - Ristoranti aperti sia a pranzo che a cena e così bar, pub, pasticcerie e ogni altra attività ristorativa anche nei territori con «scenari epidemiologici ad alto rischio». È una delle misura più forte tra quelle proposte dalle Regioni per la riapertura, su cui il governo sta ragionando. Il premier Mario Draghi sarebbe ben disposto verso maggiori concessioni a partire dal prossimo mese, anche per soffocare i focolai di rivolta visti in settimana a Montecitorio, dunque molte delle seguenti misure potrebbero effettivamente vedere la luce nel prossimo decreto Covid.

La maggioranza della Conferenza dei governatori, capitanata dal Massimiliano Fedriga, vuole intanto consentire gli spostamenti almeno tra le regioni che torneranno gialle, prendendo in considerazione i punti di partenza e arrivo senza fermate intermedie in eventuali zone di colore più scuro. Quindi rialzare le saracinesche della ristorazione, anche a costo di imporre regole più stringenti di quelle sin qui adottate su ingressi e distanziamenti, allungati fino a 2 metri al chiuso. In pratica si tratterebbe di applicare e far rispettare sul serio quanto era già previsto in area gialla: mascherine via solo per bere e mangiare, misurazione della temperatura all’entrata, menu digitale o in stampa plastificata, disinfezione delle superfici dopo ogni servizio, aria condizionata senza ricircolo, divieto di assembramento all’esterno. Con la bella stagione, inoltre, per molte attività sarà possibile usufruire degli spazi in strada: non sarà facile far rispettare quest’ultima disposizione, soprattutto on gli ingressi a “turno” per i locali da banco con pochi tavoli. Ok pure al buffet, in guanti e mascherina.

Per i governatori anche palestre e piscine possono riaprire in scenari ad alto rischio, con accessi pianificati e buona parte della santa barbara di disposizioni già elencate per la ristorazione: 2 mt di distanza in docce e spogliatoi, porte e finestre spalancate al massimo, casse con barriere, segnaletiche luminose che servirebbero a gestire meglio i flussi, sanificazioni a ruota. L’affollamento in vasca è invece calcolata «con un indice di 7mq di superficie di acqua a persona», una densità ridotta dunque dai 10 mt di quando le piscine erano state riaperte. Le Regioni mettono nero su bianco anche delle banali buone maniere, che forse qualcuno erroneamente ritiene scontate: «È obbligatorio l’uso della cuffia, è vietato sputare, soffiarsi il naso, urinare in acqua» e «rispettare le indicazioni di istruttori e assistenti ai bagnanti». E pure «la doccia saponata prima di entrare in vasca».

Nelle aree verdi e spiagge, infine, dev’essere garantita una superficie di 10 mq a ombrellone e 1 metro tra lettini e sdraio. Per i governatori con gran arte di questo dispositivo di regole potrebbero tranquillamente riaprire in zona rossa pure cinema, musei e teatri. Per spettacoli e concerti i presidenti di regione si addentrano in minuziose quanto ridicole descrizioni dei centimetri di distanza da tenere alle prove, sul palco, nei camerini, dietro le quinte, tra orchestrali con strumenti a fiato e direttore: «Per gli ottoni ogni postazione dovrà essere provvista di una vaschetta per la raccolta della condensa, contenente liquido disinfettante». Insomma, non proprio una serata rilassante come dovrebbe essere per pubblico e artisti. Davanti alle limitazioni per gli show di danza si sono arresi: si balla lontani in tuta anti contagio?


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